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La soluzione è solo chirurgica, ma a carico del SSN

Anomalie mammarie, una donna su tre ne soffre

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Pubblicato il: 28-09-2017
Anomalie mammarie, una donna su tre ne soffre © Thinkstockphotos

Sanihelp.it - Sono una specie di epidemia silenziosa. Se ne parla poco, ma il loro numero continua a crescere. È il caso delle anomalie mammarie, alla ribalta del 66mo Congresso Nazionale della Società Italiana di Chirurgia Plastica Ricostruttiva ed Estetica SICPRE, che si è appena chiuso a Modena. Come emerso durante i lavori, infatti, gli ultimi studi evidenziano come poco meno del 30% delle donne soffra di mammelle stenotiche, o tuberose, cioè mammelle di forma stretta, che anche in giovane età tendono a risultare cadenti. È questo il dato più eclatante delle ricerche da poco pubblicate sull’Aesthetic Plastic Surgery, la più prestigiosa rivista scientifica di chirurgia plastica. «Lo studio parte dall’esame di 1.600 donne, avvenuto tra il 2009 e il 2014 – racconta l’autore, Marco Klinger, professore di Chirurgia Plastica all’Università degli Studi di Milano -. Sul totale, ben 604 presentavano mammelle stenotiche».

Ma in che cosa consiste esattamente il difetto? «Innanzitutto – dice ancora Klinger – si tratta di un’anomalia che si manifesta dalla pubertà, quando appunto la ghiandola mammaria si sviluppa in modo anomalo, risultando innaturalmente concentrata dietro all’areola. Di conseguenza, la mammella ha una forma allungata, ‘a tubo’, con la parte inferiore poco sviluppata».

Tra le soluzioni indicate per migliorare il seno tuberoso c’è, a seconda del singolo caso, il rimodellamento della ghiandola mammaria, l’impianto di protesi, le piccole riduzioni mammarie, il trapianto di grasso autologo e le manovre chirurgiche che permettono di risposizionare il gruppo areola-capezzolo, in modo da correggere l’effetto cadente.

Anche se i casi sono sempre più frequenti, però, non mancano le buone notizie.«Innanzitutto – riprende Klinger - anche se la correzione è esclusivamente chirurgica, si tratta di interventi non particolarmente invasivi, con 1-2 giorni di ricovero al massimo e risultati così gradevoli e naturali da permettere a queste donne, per la prima volta nella loro vita, di vivere senza più nascondersi».

Ancora, l’intervento di correzione delle anomalie mammarie è solitamente a carico del Servizio Sanitario Nazionale e cioè gratuito per la donna che ne soffre.

Anomalie mammarie, lo studio

Pubblicato sull’Aesthetic Plastic Surgery, The prevalence of tuberous/constricted breast deformity in population and in breast augmentation and reduction mammaplasty patients (questo il titolo dello studio) mette in luce l’incidenza del seno stenotico nella popolazione. Sono state analizzate 1.600 donne caucasiche visitate fra tra il 2009 e il 2014: di queste, 400 si sono presentate per una mastoplastica additiva (l’aumento del seno), 400 per una mastoplastica riduttiva (la riduzione) e 800 per altre tipologie di interventi.

Una volta analizzate le immagini preoperatorie, il gruppo di studio ha riscontrato 194 pazienti con seno stenotico nel gruppo di pazienti che si presentavano per mastoplastica additiva (48,5 %), 189 pazienti nel gruppo di pazienti che si presentavano per mastoplastica riduttiva (47,3%) e 221 pazienti nella popolazione generale (27,6%). Due, quindi, i dati che balzano agli occhi: in un gruppo di 1.600 donne, ben 604 risultano affette da anomalia mammaria; la percentuale di donne con seno stenotico che si presentano per un intervento di mastoplastica additiva o riduttiva è del 47,9%.

Per quanto riguarda le cause, al momento sono state solo avanzate ipotesi, tra cui fattori ambientali come l’inquinamento e l’alimentazione, spesso ricca di ormoni e pertanto in grado di sollecitare le ghiandole mammarie, notoriamente sensibili a queste sostanze. 



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