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Settimana nazionale della dislessia

Dislessia: affrontarla in 5 passi

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Pubblicato il: 03-10-2017

Aumentano le diagnosi di dislessia ma ancora molti ragazzi restano senza aiuto, perché non vengono riconosciuti. Come aiutarli? Cinque consigli per i genitori.

Dislessia: affrontarla in 5 passi © Thinkstockphotos

Sanihelp.it - Ben 187mila è il numero di studenti che secondo il MIUR, nel 2016, manifestavano un disturbo specifico dell’apprendimento, di cui 108.844 con disturbi di dislessia, 38.028 di disgrafia, 46.979 di disortografia e 41.819 di discalculia. Eppure, secondo l’Associazione Italiana Dislessia, sarebbero 350mila i ragazzi che hanno questa difficoltà. Nel corso degli ultimi anni le diagnosi sono aumentate dal 0,7% al 2,1%.

Forse un effetto del fatto che i DSA non sono più un tabù e insegnanti e famiglie li riconoscono più facilmente. Ecco perché l’Osservatorio del Centro Studi Erickson, in occasione della Settimana nazionale della dislessia in programma ogni anno la prima settimana di ottobre, promossa dall’AID in concomitanza con la European Dyslexia Awareness Week, fa un punto su questo disturbo.

La dislessia è un tratto comune a molti personaggi famosi - attori, politici, scienziati, chef - che hanno rotto il tabù raccontando il loro percorso e la via intrapresa per il successo. Sono però sempre di più le storie di persone comuni che raccontano come questa neurodiversità. Come la storia di Filippo Barbera, che grazie a un percorso intensivo oggi è insegnante di scuola e di scrittore. O Giacomo Cutrera, autore e protagonista dell’autobiografia Demone Bianco, laureato in informatica. 

Questi esempi aiutano a comprendere che la dislessia non impone nessun limite per sviluppare le proprie potenzialità ed esprimere il proprio talento. «In passato, un dislessico era considerato un alunno svogliato. Oggi questi ragazzi hanno il diritto reale a un progetto educativo mirato. È importante costruire una scuola inclusiva, capace di rispondere alle esigenze di tutti» sottolinea Dario Ianes, co-fondatore delle Edizioni Centro Studi Erickson, docente di pedagogia speciale.

Inoltre un progetto d’intervento non può andare bene per tutti. «Aiutare uno studente con DSA è come fare un puzzle: serve l’incastro giusto. Non possiamo scegliere a caso un tassello, dobbiamo trovare quello giusto, che combaci con il pezzo che abbiamo in mano», spiega Gianluca Lo Presti, nel suo libro Nostro figlio è dislessico edito da Erickson. 

Ogni diagnosi indica, infatti, come sia più opportuno aiutare quel soggetto, con indicazioni differenti, scritte su misura a seconda del tipo e della severità del DSA. La comprensione da parte del bambino avviene nel tempo: è necessario che il genitore abbia un atteggiamento costante giorno dopo giorno. Ecco 5 comportamenti da adottare.

1. Pianificare. Prima di iniziare a studiare è bene avere in mente come agire, conoscere qualche tecnica educativa funzionale e provare a evitare modalità che spesso si rivelano inefficaci. 

2. Potenziare. Dedicare dai 10 ai 20 minuti ad attività di potenziamento dell’abilità specifica. 

3. Individuare strategie operative. Utilizzare il metodo più idoneo al caso, con creazione di mappe, lettura del testo, sintesi dei contenuti. 

4. Anticipare. Risulta più efficace anticipare il problema, agire prima che un comportamento degeneri. Per fare ciò, appare utile diventare degli ottimi osservatori nelle situazioni. 

5. Gratificare. Prevedere dei premi e delle modalità di assegnazione.

Da segnalare il nuovo libro di Francesca Magni, Il bambino che disegnava parole (Giunti Editore): un manifesto dei diritti del dislessico (e di ogni studente) scritto con competenza e amore.



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Centro Studi Erickson

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