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Cannabis: curerà le malattie gastro-reumatologiche?

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Pubblicato il: 09-10-2017
Cannabis: curerà le malattie gastro-reumatologiche? © Thinkstockphotos

Sanihelp.it - Il 28 settembre 2017 le commissioni riunite di Giustizia e Affari sociali della Camera dei Deputati hanno concluso l’esame degli emendamenti al Testo Unificato riguardante le disposizioni in materia di coltivazione e somministrazione di cannabis a uso medico. Con l’atto si è voluto assicurare una qualità standardizzata della cannabis, per uso terapeutico; definire le indicazioni terapeutiche prescrivibili dalla classe medica, aprire a nuovi studi e ricerche scientifiche; garantire l’equità nell’accesso di malati a trattamenti con cannabis a uso terapeutico.

Di pari passo con i riconoscimenti giuridici che  non lasciano spazi alla legalizzazione della cannabis per uso ludico e personale, le indagini scientifiche confermano l’efficacia del sistema endocannabinoide, presente in quasi tutto il  corpo in particolare nel sistema immunitario, grazie ai recettori CB-1 e CB-2 del Tetrahydrocannabinolo.

Degli oltre 60 componenti contenuti in natura nella pianta di Cannabis sativa, il THC è il principale ingrediente con proprietà psicotrope insieme al cannabidiolo CBD, non psicoattivo. Oltre 25 anni di studi sperimentali dimostrano l’influenza immuno-modulante dei cannabinoidi sul sistema immunitario, nelle attività dei linfociti T e B, come delle cellule NK, della microglia e dei macrofagi. 

Modelli in vitro e in vivo indicano che i cannabinoidi modulano la produzione e la funzione delle sostanze infiammatorie (citochine) in fase acuta con un aumento del livello di quelle anti-infiammatorie. A ciò corrisponde un miglioramento di alcuni sintomi delle malattie autoimmuni che interessano il 3% della popolazione mondiale.

Per quanto riguarda il meccanismo d’azione, studi preclinici nelle malattie infiammatorie croniche intestinali condotti su modelli animali sembrano suggerire un ruolo omeostatico dei componenti del sistema endocannabinoide nell'intestino. Di conseguenza, si ritiene che la valorizzazione del segnale endocannabinoide sia una risposta ai disturbi infiammatori e miri a ripristinare l'equilibrio del tessuto o dell’organo offeso.

La comunità scientifica è d’accordo nell’affermare che la vasta espressione di CB2 sulle cellule immunitarie fa intuire un legame con l'autoimmunità. Prove sperimentali in vitro e in vivo hanno stabilito l’efficacia della Cannabis terapeutica in malattie quali artrite reumatoide, diabete tipo 1 e sclerosi sistemica, fibromialgia, lupus eritematoso sistemico, dimostrando una correlazione tra attività di malattia e cannabinoidi. C

La sostanza reperi­bile attraverso il mercato illegale è ben altra cosa rispetto a quella impiegata per uso medico: la sua pericolosità riguarda sia la qualità della sostanza che la quantità di principio attivo in essa contenuto, che può essere presente in concentrazioni variabili.  Infine, gli eventi avversi dei cannabinoidi sono da considerarsi relativamente modesti, ma è necessario accertarsi dei benefici clinici insieme al profilo di sicurezza e alle interazioni farmacologiche.



FONTE - CONFLITTO DI INTERESSI FONTE - CONFLITTO DI INTERESSI:
Sigr (Società italiana di gastro reumatologia)

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