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La deprivazione di sonno danneggia il cervello

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Pubblicato il: 06-11-2017
La deprivazione di sonno danneggia il cervello © Thinkstockphotos

Sanihelp.it - La deprivazione di sonno sta mettendo in una condizione di grande stress il cervello di moltissimi bambini e adolescenti, secondo Giovanni Biggio, professore emerito di Neuropsicofarmacologia presso l’Università di Cagliari (Unica). È un fenomeno mondiale, sostiene il professore: è stato calcolato che dal 2007 al 2017 i giovani dagli 8 ai 18 anni sono passati dalle 7 alle 14 ore di connessione, soprattutto di notte.

Il cervello umano diventa adulto tra i 25 e i 30 anni. Se le persone dai 12 ai 20 anni non dormono, la neurogenesi rallenta: la melatonina, che regola il ritmo circadiano e ha un ruolo importante nella plasticità neuronale, viene secreta la notte, mentre il cortisolo, molecola che controlla le funzioni del cervello, si attiva la mattina. Se non si dorme la melatonina non viene secreta, il cortisolo sale e il cervello ne risente.

Il medico punta il dito sugli stili di vita dei giovani. Negli adolescenti la corteccia non è sviluppata: se non dormono, perché magari sono andati in discoteca e hanno assunto alcol o fumato qualche sostanza stupefacente, poi non sono in grado di dare al cervello quell'input inibitore che invece riesce a dare un adulto che ha un cervello completamente formato. 

Un esempio di come la mancanza di sonno faccia prendere cattive decisioni è dato dal comportamento dei giocatori d’azzardo professionisti: giocano almeno tra le 24 e le 30 ore di seguito, poi vanno a dormire, altrimenti sballeranno le puntate se non riposano per almeno 3/4 ore dopo tante ore di gioco.

La deprivazione di sonno avviene anche nei più piccoli. Vediamo sempre più bambini giocare con l’iPad tra le mani già all'età di due anni. Strumenti eccitatori che li tengono svegli, causando stress in un cervello in via di sviluppo: ciò porta all'insorgenza del trauma a livello emotivo, emozionale ed affettivo. La connessione alla rete e l’uso dei device telematici stanno cambiando il cervello umano. L’epigenetica ci dice che l’impatto ambientale modifica in positivo o in negativo la funzione dei nostri geni in tempo reale. 

Analizzando le immagini della risonanza magnetica, morfologica e funzionale sul cervello umano, si nota che il volume dell’ippocampo – l’area del cervello importante per i processi cognitivi, in particolare per la memoria – si riduce, così come la corteccia diventa più sottile, in una persona sottoposta a uno stress continuo.

L’azione prolungata dello stress la porterà a sviluppare una patologia psichiatrica, perché i neuroni contenuti in quest’area cominceranno a diventare meno trofici a causa dell’azione eccessiva del glutammato (neurotrasmettitore eccitatore positivo fino a un certo range, poi negativo e tossico) innescato dal cortisolo.

Se il neurone del processo cognitivo, che a livello della corteccia frontale permette di prendere le decisioni, perde la capacità di funzionare in modo adeguato allora prenderemo decisioni sballate. Se funzionerà male il neurone dell’ippocampo, non ricorderemo dove abbiamo messo le chiavi; se, infine, il mal funzionamento riguarderà il neurone dell’amigdala, questa si attiverà anche quando non c’è pericolo. Fortunatamente, il sistema informatico non produce danni se usato con moderazione durante il giorno; la sera non dovrebbe essere utilizzato dopo cena, sia dai giovani che dagli adulti.



FONTE - CONFLITTO DI INTERESSI FONTE - CONFLITTO DI INTERESSI:
Convegno Narrazione, trauma e salute: dall'individuo alla societÓ, promosso da SocietÓ Italiana per lo Studio dello Stress Traumatico, Istituto di Ortofonologia di Roma, Dipartimento di Studi Umanistici ed Internazionali, UniversitÓ di Urbino, SocietÓ Italiana Pediatria

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