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Nonni a rischio: non si proteggono dal rischio di polmonite

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Pubblicato il: 08-11-2017
Nonni a rischio: non si proteggono dal rischio di polmonite © Thinkstockphotos

Sanihelp.it - Attivi, dinamici, informati, ma non sempre sanno come prevenire una malattia come la polmonite: è il ritratto dei nonni italiani che emerge da una ricerca AstraRicerche per conto di Pfizer. Sono un supporto importante per la custodia e l’educazione di bambini e ragazzi (71%), custodi della memoria collettiva (66%) e grazie alla loro esperienza sono in grado di offrire consigli e insegnamenti (61%).

Emerge un rapporto che mescola compagnia, autorevolezza, protezione e divertimento in grado di rafforzare i legami tra una generazione e l’altra (48,4%). Per i più giovani, gli anziani della propria famiglia rappresentano figure a cui hanno sempre portato rispetto (91%), sono oggetto di ammirazione e interesse (80%), modello per i loro valori e i loro comportamenti (76%), punto di riferimento a cui chiedere aiuto e consiglio (68%).

In tema di malattie gravi e potenzialmente letali come la polmonite, gli ultra-60enni sono più informati rispetto al 2015 (14%) e cresce parallelamente anche la percezione di gravità e diffusione della malattia (+8%). Malgrado ciò, si sentono sempre meno a rischio, tanto che solo 1 su 10 pensa di poter contrarre personalmente la polmonite (9%, contro il 24% del 2015).

Solo in Italia, tuttavia, si contano ogni anno oltre 9.000 morti a causa della polmonite, per il 96% tra gli over65, quasi tre volte quelle dovute a incidenti stradali e oltre 33 volte quelle causate dall’influenza. Il 75% del campione ritiene che questa malattia si possa prevenire (+15% negli over60) ma, per la maggior parte di questi la chiave per la prevenzione risulta essere il mantenersi in buona salute, risposta largamente dominante rispetto al lavarsi spesso le mani con acqua tiepida e sapone (37%, 51% nella fascia 70-85enni).

Solo 1 intervistato su 3 pensa che la prevenzione passi attraverso la vaccinazione, nonostante rispetto a due anni fa siano aumentate sia la conoscenza del vaccino (+12,8%, +19% negli over60) sia il numero di persone che dichiarano di essere vaccinate (+4,8%). Tra coloro che non si dichiarano vaccinati, solo il 38,5% degli over60 intende farlo.

La vaccinazione antipneumococcica è a oggi l’unico strumento di prevenzione primaria in grado di evitare l’infezione da pneumococco e prevenire lo sviluppo delle malattie e delle complicanze che questo batterio può portare. In particolare, con il vaccino coniugato, che negli adulti richiede un’unica somministrazione per tutta la vita, si può tenere pronto il sistema immunitario a reagire nel caso di infezione da pneumococco. I nuovi LEA prevedono che da quest’anno il vaccino pneumococcico sia raccomandato e gratuito in tutte le regioni per tutti coloro che hanno 65 anni o per chi ha una patologia cronica come patologie polmonari croniche, malattie cardiovascolari o diabete.



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Pfizer

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