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Il diabete rovina denti e gengive: è provato

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Pubblicato il: 23-11-2017
Il diabete rovina denti e gengive: è provato © Thinkstockphotos

Sanihelp.it - Sorriso non più luminoso, gengive gonfie e sanguinanti, denti che iniziano a muoversi: potrebbero essere spie di diabete. Viceversa, se si soffre di diabete è opportuno tenere sempre d’occhio le gengive. Fra le due patologie esiste infatti una stretta correlazione, ancora troppo poco tenuta in considerazione.

In Italia 5 milioni di persone soffrono di diabete o prediabete e il 30-40% è colpito anche da una forma di malattia parodontale, che può comportare un aggravamento del quadro clinico e un peggioramento della salute generale. Si tratta, dunque, di circa 1,5-2 milioni di italiani che convivono sia con il diabete sia con la parodontite.

Come dimostrano gli studi più recenti, un diabetico ha un rischio 3 volte più elevato di sviluppare un'infiammazione alle gengive o di vederla peggiorare. La parodontite può far salire l'emoglobina glicata, indice di un peggior controllo glicemico, aumentando il rischio di diabete. In presenza di parodontite, i batteri del cavo orale attraverso la circolazione del sangue possono raggiungere numerosi organi, innescando pericolose reazioni infiammatorie. La parodontite porta un aumento della produzione di citochine infiammatorie che potrebbero contribuire all'insulino-resistenza, un incremento degli acidi grassi liberi e un calo della produzione di ossido nitrico nei vasi sanguigni.

Recenti pubblicazioni da parte della Federazione Europea di Parodontologia e dell’Accademia Americana di Parodontologia confermano come i diabetici abbiano una probabilità più alta di soffrire anche di parodontite e di rispondere peggio alle cure odontoiatriche, soprattutto se non c'è un buon controllo della glicemia.

Questo avviene perché i diabetici hanno una reazione alterata nei confronti dei batteri, fra cui quelli responsabili di gengiviti e parodontiti presenti nella placca che si deposita attorno ai denti; inoltre altri fattori come radicali liberi e citochine possono accrescere l'infiammazione anche a livello dei tessuti parodontali.

Come sottolineano gli esperti, la parodontite può rimanere a lungo asintomatica e nella maggior parte dei casi viene sottovalutata, pur essendo a oggi la sesta malattia al mondo per incidenza. Come dimostrano anche i dati della recente indagine realizzata da GfK per GSK Consumer Healthcare, sono infatti 23 milioni gli italiani che soffrono di infiammazioni gengivali mentre solo 1 su 2 di loro chiede consiglio a un esperto.

Le malattie gengivali precoci dovrebbero essere prevenute ma la scarsa consapevolezza da parte delle persone di questi disturbi e dei fattori di rischio le rende ancora oggi un grosso problema da affrontare per tutti i dentisti. La prevenzione parte da una maggiore consapevolezza e da un’attenzione a individuare sul nascere i segnali spia: gengiva che a occhio nudo appare più gonfia, rossa e con la tendenza a sanguinare, gengiva dolorante e che tende a ritirarsi, aumento di spazi tra i denti, sapore cattivo in bocca, alitosi, modifiche dell’occlusione delle arcate dentarie.

Una volta comparsi i primi sintomi, se manca un intervento immediato, il problema progredisce andando a interessare i tessuti più profondi fino all'osso di supporto, che può pian piano riassorbirsi fino a portare alla perdita di uno o più denti. La parodontite comporta inoltre per i diabetici un peggior controllo della glicemia e un maggior rischio di sviluppare complicanze del diabete rispetto a coloro che non sono colpiti da questo disturbo del cavo orale. 

Nel caso in cui venga diagnosticato il diabete, è necessario fare subito una visita dal parodontologo. In alcuni casi curare la parodontite può migliorare i valori di emoglobina glicata tanto quanto una terapia farmacologica. Un’accurata igiene orale e costanti visite di controllo possono aiutare nella prevenzione e nella diagnosi precoce del diabete.



FONTE - CONFLITTO DI INTERESSI FONTE - CONFLITTO DI INTERESSI:
GSK Consumer Healthcare

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