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Fine vita

Il testamento di Marina Ripa di Meana

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Pubblicato il: 09-01-2018

Dopo 16 anni di lotta al cancro, ha scelto di andarsene con la sedazione palliativa profonda continuata. Aveva pensato anche al suicidio assistito.


Il testamento di Marina Ripa di Meana © rete

Sanihelp.it - Se ne è andata lo scorso 4 gennaio dopo una lotta contro il cancro durata 16 anni, anche se resa nota solo negli ultimi tempi. Nella malattia prima e nella morte poi Marina Ripa di Meana, però, non si è limitata a subire gli eventi, ma li ha dominati e, in un certo senso, resi strumenti per un obiettivo diverso.

Lo aveva fatto durante le cure, sottolineando l’importanza e l’efficacia della chemioterapia e esponendosi contro le cosiddette terapie alternative. «In questi giorni ho letto le storie di quelle povere ragazze che sono morte perché hanno rifiutato le terapie. E non posso stare zitta. Ho il cancro, usiamo la parola giusta. Faccio la chemioterapia. Finirò il ciclo il 25 settembre. Ma sto bene, nonostante le inevitabili sofferenze. Voglio raccontare la mia esperienza, perché spero di poter aiutare qualcuno. Voglio che chi è malato non cada nelle mani di stregoni e zozzoni e si faccia curare» aveva dichiarato alcuni mesi fa in una intervista rilasciata a Il Fatto Quotidiano. «Con la chemio oggi sempre di più si può guarire. Ma anche chi non guarisce come me, può sperare che la malattia si cronicizzi e la vita duri decenni. Non voglio dire che sia una passeggiata. Sarebbe sciocco. È una terapia molto dura. Penso ai miei capelli, ne avevo una testata bellissima e me ne sarà rimasto un terzo. Ma oggi si riesce a fare una vita quasi normale».

E prima di andarsene ha affidato le sue ultime volontà in merito al fine vita ad un video-testamento. «Dopo Natale le mie condizioni di salute sono precipitate. Il respiro, la parola, il mangiare, alzarmi: tutto, ormai, mi è difficile, mi procura dolore insopportabile. Il tumore ormai si è impossessato del mio corpo. Ma non della mia mente, della mia coscienza» rivela la stessa Marina, affidando però le sue parole a Maria Antonietta Farina Coscioni. «Le ho manifestato l'idea del suicidio assistito in Svizzera. Lei mi ha detto che potevo percorrere la via italiana delle cure palliative con la sedazione profonda. Io che ho viaggiato con la mente e con il corpo per tutta la mia vita, non sapevo, non conoscevo questa via».

La sedazione profonda non è una forma di eutanasia: non ha l’obiettivo di procurare la morte, ma solo quello di eliminare la sofferenza del malato ormai prossimo alla dipartita, attraverso la somministrazione di farmaci specifici che lo inducono in una sorta di sonno, fino al sopraggiungere della morte stessa. Il video di Marina Ripa di Meana si chiude con un auspicio: «Ora so che non devo andare in Svizzera. Vorrei dirlo a quanti pensano che per liberarsi per sempre dal male si sia costretti ad andare in Svizzera, come io credevo di dover fare. È con Maria Antonietta Farina Coscioni che voglio lanciare questo messaggio, questo mio ultimo tratto: per dire che anche a casa propria, o in un ospedale, con un tumore, una persona deve sapere che può scegliere di tornare alla terra senza ulteriori e inutili sofferenze».



FONTE - CONFLITTO DI INTERESSI FONTE - CONFLITTO DI INTERESSI:
Ansa, Il Fatto Quotidiano

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