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Alzheimer: la ricerca su diagnosi e nuove cure continua

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Pubblicato il: 29-01-2018

Alzheimer: la ricerca su diagnosi e nuove cure continua © Thinkstockphotos

Sanihelp.it - È del 7 gennaio la notizia che Pfizer, il più grande gruppo farmaceutico al mondo, ha deciso di abbandonare la lotta al Parkinson e all'Alzheimer dopo che gli ingenti investimenti non hanno portato i risultati attesi.

«La ricerca per una malattia come l’Alzheimer, la più comune delle demenze (che in Italia coinvolgono oltre 1.400.000 persone) non può e non deve essere affidata unicamente alle industrie farmaceutiche - afferma il professor Sandro Sorbi, Presidente Airalzh - ma deve essere svolta da ricercatori indipendenti che nelle Università e nei Centri di Ricerca si dedicano alla ricerca di base, alla diagnostica precoce, alla valutazione di trattamenti e di interventi che non siano soltanto quelli farmacologici. Questi ricercatori hanno bisogno di essere sostenuti e - se i finanziamenti pubblici sono sempre più esigui – è importante cercare fonti di finanziamento indipendente.

È quanto Airalzh Onlus sta facendo in Italia: i loro ricercatori stanno lavorando su molteplici indirizzi di ricerca come la diagnostica precoce, per mezzo dell'uso combinato della elettroencefalografia e della risonanza magnetica, ma anche applicando analisi raffinate alla misura delle dimensioni dei solchi cerebrali.

Non solo, è stata rivelata una connessione fra apnee notturne e compromissione di tutti i profili cognitivi ed è stata riscontrata la presenza di proteine tossiche per i neuroni nelle vescicole liquorali ma anche nella saliva dei malati. Le ricerche stanno dimostrando che la stimolazione magnetica transcranica ha implicazioni diagnostiche differenziali nelle varie forme di demenza, ma offre anche valide prospettive terapeutiche nelle fasi iniziali della malattia.

Gli studi psicologici sulla terapia di stimolazione cognitiva stanno evidenziando che ci sono aspetti cognitivi ed affettivi preclinici nei malati di Alzheimer sui quali si potrebbe intervenire per rallentare la progressione della malattia, così come è possibile identificare dei marcatori preclinici che compromettono la comprensione linguistica.

Infine, si stanno svolgendo ricerche precliniche di base volte a identificare nuovi bersagli farmacologici sulle cause molecolari dell’Alzheimer, l'aggregazione dell'amiloide e la sua tossicità neuronale, le modificazioni epigenetiche del DNA e, in particolare, è stata scoperta una proteina (CAP2) potenzialmente in grado di modificare i processi di memoria e apprendimento che vengono alterati nella malattia di Alzheimer.



FONTE - CONFLITTO DI INTERESSI FONTE - CONFLITTO DI INTERESSI:
Airalzh Onlus

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