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9 cellule hanno raggiunto, in vitro, la maturità piena

Per la prima volta ovociti umani ottenuti in laboratorio

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Pubblicato il: 14-02-2018

Per la prima volta ovociti umani ottenuti in laboratorio © thinkstockphotos

Sanihelp.it - Per la prima volta si è riusciti a far crescere in laboratorio alcuni ovociti umani: l'intero ciclo di maturazione delle cellule sessuali femminili è stato completato in vitro, fino a raggiungere uno stadio adatto alla fecondazione. A compiere l’impresa, dopo tre anni di ricerche, è stata Evelyn Telfer, esperta di biologia riproduttiva all’Università di Edimburgo; si tratta di un risultato importantissimo perché potrebbe dare nuove speranze alle donne che rischiano di perdere prematuramente la propria fertilità.

La maturazione di ovociti in vitro era già stata tentata, con successo, su topi di laboratorio e aveva dato origine a gravidanze normali. Fasi parziali del processo erano già state testate anche per le cellule sessuali femminili umane, ma nessuno era ancora riuscito a portarlo a termine dall'inizio alla fine, a partire da zero. Pe riuscirci, il team di ricercatori coordinato dalla dottoressa Telfer ha prelevato alcuni campioni di tessuto ovarico da 10 donne di età compresa tra i 25 e i 39 anni e dopo aver isolato 87 follicoli ovarici - le minuscole sacche entro le quali maturano i precursori delle cellule uovo - li hanno lasciati sviluppare in diverse miscele di nutrienti, seguendo quattro fasi di crescita, dai primissimi stadi fino alla maturità. 

Ebbene, come riportato su Molecular Human Reproduction (rivista scientifica che ha pubblicato lo studio), 9 cellule hanno raggiunto la maturità piena: sono state cioè capaci di dimezzare il loro corredo cromosomico, in modo da essere pronte per un eventuale incontro con uno spermatozoo. Va sottolineato che si tratta di un lavoro in fase sperimentale, che va ancora perfezionato e che impiegherà molti anni prima di trovare applicazioni cliniche. Peraltro non è ancora chiaro se le cellule uovo risultanti, maturate in soli 22 giorni (contro i 5 mesi impiegati nel corpo femminile), siano potenzialmente capaci di dare origine a un embrione sano, dopo l'incontro con uno spermatozoo.

Attualmente, per le ragazze che seguono terapie oncologiche prima di aver raggiunto la pubertà l'unica via per lasciare aperta la possibilità di una futura gravidanza è l'asportazione e il successivo autotrapianto di tessuto ovarico. Tuttavia, con questa procedura c'è il rischio di reintrodurre nel corpo cellule malate; mentre la nuova tecnica permetterebbe di far crescere ovociti in laboratorio e utilizzarli per la procreazione assistita. Mentre per le donne che subiscono chemioterapia dopo la pubertà si aprirebbe la prospettiva di coltivare centinaia di ovociti in coltura anziché essere costrette a cicli veloci di fecondazione in vitro prima di poter iniziare le cure, con i ritardi che ciò comporta.



FONTE - CONFLITTO DI INTERESSI FONTE - CONFLITTO DI INTERESSI:
Molecular Human Reproduction

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