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Passi avanti nella lotta alle malattie neurodegenerative

Sclerosi multipla: ecco come si ripara la mielina

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Pubblicato il: 26-02-2018

Sclerosi multipla: ecco come si ripara la mielina © Thinkstockphotos

Sanihelp.it - Attualmente i trattamenti contro la sclerosi multipla riescono a rallentare la progressione della malattia, ma non sono in grado di curare i danni da essa provocati. Per questo motivo è di importanza fondamentale un recente studio dell’Università Statale di Milano, coordinato da Maria Pia Abbracchio, che a quanto pare è giunto all’identificazione di una popolazione di cellule progenitrici, presenti nel cervello adulto e in grado di contribuire alla riparazione del tessuto cerebrale se attivate da un danno neurodegenerativo; tuttavia la loro potenzialità riparativa viene completamente abolita da eventuali forti infiammazioni a carico del tessuto circostante.

Nella sclerosi multipla si verificano, a seguito di processi infiammatori, un danno e una perdita di mielina - la sostanza che costituisce la guaina midollare delle fibre nervose - in più aree del sistema nervoso centrale; inoltre si va incontro alla distruzione degli oligodendrociti, le cellule specializzate nella produzione di mielina. Nel cervello adulto sono ancora presenti cellule progenitrici - i precursori oligodendrocitari - capaci di differenziarsi ad oligodendrociti maturi, le cellule che producono appunto la guaina mielinica la quale, avvolgendo strettamente i prolungamenti dei neuroni, permette di fatto la propagazione degli impulsi nervosi da una cellula all'altra. 

In studi precedenti, effettuati dallo stesso team di ricercatori, era emerso che un gruppo di cellule progenitrici porta sulla superficie della membrana un recettore capace di promuovere la loro maturazione a cellule produttrici di mielina, consentendo così la ricostruzione della guaina in malattie neurodegenerative come la sclerosi multipla. In quest’ultimo studio si dimostra, per la prima volta, che alcune cellule progenitrici possono generare cellule mature mielinizzanti, ma che questa loro capacità dipende dalle condizioni dell'ambiente circostante: se nel tessuto cerebrale sono presenti molecole proinfiammatorie in grande quantità, allora il processo di maturazione di queste cellule è completamente inibito.

Negli ultimi anni sono stati sviluppati diversi farmaci immunomodulanti e anti‐infiammatori che riescono a tenere sotto controllo i sintomi della sclerosi multipla, senza però riuscire a curare le lesioni della mielina. La combinazione di questi farmaci con molecole pro‐mielinizzanti, attualmente in sviluppo nel laboratorio della professoressa Abbracchio, consentirà di combattere in maniera più efficace non solo questa malattia ma anche altre sindromi neurodegenerative.



FONTE - CONFLITTO DI INTERESSI FONTE - CONFLITTO DI INTERESSI:
Università Statale di Milano

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