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Una ricerca che chiarisce il ruolo dello stress ossidativo

Autismo: un nuovo test per la diagnosi precoce

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Pubblicato il: 28-02-2018
Autismo: un nuovo test per la diagnosi precoce © Thinkstockphotos

Sanihelp.it - Definire l’autismo non è cosa facile, anzitutto perché non è una malattia; una malattia, infatti, prevede una diagnosi e una cura, mentre dall’autismo non si guarisce: in sostanza si può solo trattare e attraverso i trattamenti disponibili la vita dei pazienti può essere migliorata sensibilmente. Si può allora parlare dell’autismo come di una sindrome - sindrome dello spettro autistico - che riguarda tutta la morfologia della persona, che interessa ogni aspetto del suo essere. Oggi, grazie ai progressi della scienza, si è appreso che l’autismo è un disturbo di origine genetica che condiziona fortemente le relazioni sociali. La sindrome sarebbe correlata a 7 geni, i quali generano un ampio spettro del disturbo. Quando si parla di autismo, però, non va chiamata in causa solo la genetica; vi è infatti chi è poco predisposto all’autismo e lo sviluppa e, al contrario, chi è molto predisposto ma non lo sviluppa.

Attualmente, purtroppo, non vi sono esami strumentali per individuare la sindrome; tanto che gli esperti si possono basare solo sull’osservazione attenta del comportamento del paziente. Per questa ragione è di importanza fondamentale quanto ottenuto da alcuni ricercatori italiani e britannici, i quali hanno condotto uno studio congiunto che ha consentito di ideare un test innovativo per individuare precocemente il disturbo in tenera età e consentire così di avviare tempestivamente le terapie più idonee.

Grazie a questo test è possibile individuare, tramite alcuni biomarcatori presenti nel sangue e nelle urine, i danni alle proteine plasmatiche. Nei bambini affetti da disturbo dello spettro autistico, infatti, sono stati riscontrati alti livelli di uno specifico marcatore di ossidazione, la di-tirosina (DT), oltre che di composti denominati Advanced Glycation Endproducts (AGEs). I ricercatori -  dell’Università di Bologna, dell’Università di Birmingham e dell’Università di Warwick - ipotizzano pertanto che sia l’instaurarsi di queste disfunzioni, durante il periodo prenatale o nei primi mesi di vita, a provocare alterazioni simili a quelle dovute a mutazioni genetiche, modificando l’epigenetica delle cellule nervose

Lo studio, pertanto, chiarisce il ruolo dello stress ossidativo in una patologia del neurosviluppo e identifica alterazioni biochimiche comuni in bambini che hanno indubbiamente background genetici diversi. 



FONTE - CONFLITTO DI INTERESSI FONTE - CONFLITTO DI INTERESSI:
università di Bologna, Birmingham e Warwick

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