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Italiani sempre più sordi, ma pochi se ne preoccupano

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Pubblicato il: 05-03-2018

Italiani sempre più sordi, ma pochi se ne preoccupano © Thinkstockphotos

Sanihelp.it - Un numero allarmante di giovani si espone a livelli pericolosi di rumore, rischiando una perdita uditiva permanente. Il 95% dei giovani tra i 18 e i 24 anni sostiene di ignorare gli avvisi di volume dei dispositivi mobili pur di ascoltare l'audio a un'intensità superiore ai livelli di guardia. Questi alcuni dei risultati del rapporto State of Hearing promosso da Cochlear, azienda di soluzioni acustiche impiantabili.

L’indagine ha evidenziato una serie di comportamenti a rischio degli italiani, che potrebbero aumentare il numero delle persone affette da perdita uditiva. Nei bambini, si potrebbero verificare problematiche relative allo sviluppo psicomotorio, mentre negli adulti il rischio riguarderebbe un declino cognitivo precoce, talvolta associato a demenza.

I risultati dell’indagine, che ha coinvolto oltre 7.200 individui in 5 Paesi europei, sono stati resi noti in occasione la Giornata mondiale dell'udito di domani il cui tema per la nuova edizione sarà Ascolta il futuro. Si tratta di un'iniziativa dell'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) per sensibilizzare alla prevenzione della sordità e ai problemi di udito, promuovendo la salute dell'orecchio.

Ci troviamo davanti a una vera e propria epidemia mondiale silenziosa, con 466 milioni di persone convivono con una perdita uditiva invalidante. Secondo l’indagine, il 35% del campione si espone consapevolmente a livelli di rumore potenzialmente pericolosi. La maggioranza (61%) non prende la minima precauzione in ambienti percepiti come dannosi per l'udito.

Nonostante il 15% degli intervistati sia consapevole dei rischi derivanti da questo comportamento errato, decide comunque di assistere a un concerto o guardare un film a volume molto alto. Tre italiani su quattro dichiarano di ascoltare i propri dispositivi mobili oltre il livello degli avvisi di volume. Uno dei motivi potrebbe consistere nella convinzione di essere troppo giovani per avere problemi di udito. Infatti il 28% degli intervistati crede che la perdita uditiva faccia parte del processo naturale di invecchiamento.

Dalle evidenze dell’indagine emerge un forte timore nei confronti di questa patologia. La maggior parte degli intervistati (83%), infatti, non è informato sul dove effettuare un test dell'udito oppure teme una scoperta spiacevole dopo una visita specialistica.

Se consideriamo le risposte di persone alle quali sono stati già diagnosticati dei problemi di udito e non utilizzano impianti o protesi acustiche, né dispositivi di ascolto assistito, circa la metà (47%) ammette che i problemi di udito hanno peggiorato e/o reso frustranti le proprie relazioni sociali. Il 41% riferisce di aver avuto problemi sul lavoro. Il 40% ammette di essere stato costretto a evitare alcuni contesti di socializzazione.

Il 37% riferisce uno stress che si ripercuote su familiari, amici o colleghi. Un quarto segnala l'impossibilità di partecipare ad attività di gruppo. Un altro quarto riferisce un impatto negativo sulla salute mentale. Il 51% delle persone che non utilizzano un impianto cocleare curerebbe questi problemi se influissero sulla propria capacità di comprensione o interazione con familiari, amici o colleghi. Il 32% curerebbe i problemi di udito solo se fossero accompagnati da dolore.



FONTE - CONFLITTO DI INTERESSI FONTE - CONFLITTO DI INTERESSI:
Cochlear

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