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Incontinenza e prolasso: più benefici con le nuove tecniche

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Pubblicato il: 26-04-2018

Sanihelp.it - L’innalzamento dell'aspettativa di vita porta un aumento dei problemi tipici dell’invecchiamento: tra i più frequenti vi sono le patologie del pavimento pelvico, che possono causare ripercussioni sulla vita sociale, lavorativa e personale. Un problema che non riguarda solo la terza età: questi disturbi possono comparire anche durante o a seguito di una gravidanza.

Il pavimento pelvico è una struttura costituita da muscoli e tendini che esercitano un ruolo fondamentale di sostegno su tutto l’apparato urinario, genitale e anorettale. In condizioni di riposo, con un pavimento pelvico integro, il tono muscolare sostiene gli organi pelvici e garantisce una corretta continenza urinaria e fecale. I disturbi di questo distretto corporeo coinvolgono alterazioni della funzione urinaria (ritenzione e incontinenza), alterazioni da dislocazione (prolasso di vescica, utero e retto in varia combinazione), alterazioni della defecazione (stipsi e incontinenza).

Queste patologie colpiscono fino a un terzo della popolazione femminile adulta, un’incidenza che aumenta progressivamente col progredire dell’età fino a raggiungere e superare il 40% delle donne over 65. Si stima che nel mondo le donne affette da una patologia afferente gli organi pelvici quali la vescica, l’utero, la vagina e il retto siano oltre 400 milioni, di cui 4 milioni in Italia.

«Proprio perché afferiscono a un’ampia area del corpo e agli organi che lì risiedono e che costituiscono il pavimento pelvico – spiega ladottoressa Maria Laura Lopes, fisiatra al Centro Diagnostico Italiano – questo tipo di patologie richiede una gestione allargata che oltre al fisiatra coinvolga, a seconda delle necessità, anche il fisioterapista, l’ostetrica, il ginecologo, l’urologo, il sessuologo, lo psicologo. Un team multidisciplinare che sulla base delle esigenze specifiche del malato possa costruire un programma riabilitativo personalizzato».

Tra le principali tecniche vi è il biofeedback, una tecnica riabilitativa perineale utile per imparare a contrarre muscoli che non sono facilmente visibili e di cui non abbiamo una facile percezione del movimento, ma anche per imparare a rilassare o a coordinare contrazioni di gruppi muscolari.

Un aiuto arriva dal biofeedback elettromiografico, un sistema in grado di rilevare i segnali della contrazione muscolare e di evidenziare quanto accade durante la contrazione attraverso un segnale visivo (traccia, grafico) o segnali acustici: in questo modo il malato, ricevendo un’informazione in diretta su come sta contraendo il muscolo, viene facilitato a imparare o rieducare il cervello a un'attività motoria e un’autoregolazione del gesto. Può essere utile negli individui affetti da incontinenza urinaria per migliorare sia la capacità contrattile che la coordinazione, nel dolore pelvico per imparare a rilassare la muscolatura e nella stipsi.

Nella riabilitazione del pavimento pelvico, il sistema di rilevazione della contrazione muscolare è un sistema applicato a sonde a uso intra vaginale o anali, ma anche con elettrodi di superficie che si attaccano ai muscoli rilevabili esternamente (addominali, glutei, adduttori). Tale sistema di rilevazione a livello perineale si utilizza sia in ambito diagnostico, in quanto consente di quantificare la contrazione muscolare e di rilevare disfunzioni dell’attività muscolare a volte non percettibili con l’esame clinico, sia nella valutazione dell’attività muscolare in differenti posture, durante movimenti del corpo come la deambulazione o il passaggio da seduto alla stazione eretta.



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Centro diagnostico italiano

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