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Il bimbo non cresce? Ecco perché e cosa fare

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Pubblicato il: 15-05-2018

Disturbi della crescita: un problema per 3 bambini su 100 in Italia. Preoccupa la maggior parte dei genitori, tanto da essere la più frequente richiesta di valutazione pediatrica.


Il bimbo non cresce? Ecco perché e cosa fare © iStock

Sanihelp.it - I disturbi o disordini della crescita sono un’alterazione del ritmo di sviluppo del bambino, una delle più frequenti richieste di valutazione pediatrica in Italia, che coinvolge circa il 3% dei bambini. Il peso e la statura possono dare un’idea piuttosto precisa della normalità di sviluppo. Tuttavia, il concetto di crescita normale ha dei margini ampi e viene definito rispetto a dati statistici raccolti su un gran numero di soggetti. Per questo motivo, la preoccupazione per il corretto sviluppo del bambino è all’ordine del giorno nelle famiglie e può essere fonte di stress per i genitori.

Dopo il parto, dalla prima settimana fino ai 3 mesi, i neonati dovrebbero aumentare di circa 150-200 grammi a settimana. Il peso alla nascita dovrebbe raddoppiare intorno ai 5 mesi di età e triplicare intorno al compimento del primo anno di vita. «Un certo rallentamento della crescita è un fenomeno comune nei primi anni perché la crescita è processo complesso e multifattoriale - spiega Giovanni Corsello, professore ordinario di pediatria all’Università degli Studi di Palermo -. Può dipendere da fattori ormonali che agiscono in modo decisivo anche per indurre lo scatto di crescita nel periodo puberale».

Fattori patologici o fisiologici possono incidere. Tra i marcatori genetici c’è l’altezza dei genitori, l’età in cui hanno avuto la maturazione puberale, ma anche anomalie congenite, malformazioni, problemi nello sviluppo neuro-psico-motorio che possono associarsi a una scarsa crescita. «Tra le cause patologiche ci sono quelle ambientali, ovvero legate a fattori come la nutrizione. Un ritardo di crescita può essere una spia di celiachia - continua Corsello - Ci sono malattie allergiche e infiammatorie intestinali croniche che possono causare problemi di nutrizione e assorbimento, con rallentamento sensibile della crescita». Infine, esistono patologie ormonali, dovute a carenza dell’ormone della crescita prima o di altri ormoni.

Tutti i bambini devono essere sottoposti a controlli cadenzati, prima ogni 3 mesi e poi ogni 6 o 12. In caso di patologie o disturbi conclamati della crescita il bambino deve essere monitorato attentamente valutando tutti i parametri biometrici. Se la crescita è inferiore al terzo percentile, è fondamentale una valutazione dell’età ossea, una radiografia che coinvolge palmo della mano e polso sinistri, in grado di correlare l’età anagrafica con la velocità di sviluppo dei nuclei di ossificazione. La compromissione dell’età ossea assieme a una statura patologica suggeriscono indagini più approfondite.

«Ci sono alcune categorie a maggior rischio di un ritardo di crescita nei primi anni di vita. Per esempio, i neonati pretermine, il 7-8% di tutti i nati, soprattutto quando hanno sofferto di una malnutrizione nella vita intrauterina», conclude il professor Corsello. Oggi si può tenere sotto controllo l’accrescimento del figlio anche in modo autonomo, senza doversi recare dal medico tramite il Fascicolo Sanitario Digitale personale Family Health pensato da Biomedia. 



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