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Riduzione degli effetti collaterali con la nuova tecnologia

Un microimpianto nell'occhio contro la maculopatia

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Pubblicato il: 10-05-2018

Un microimpianto nell'occhio contro la maculopatia © iStock

Sanihelp.it - Attualmente per la cura delle degenerazioni retiniche si fa solitamente ricorso al Bevacizumab, un farmaco che blocca la genesi vascolare della malattia, la cui somministrazione avviene mediante iniezioni all’interno del corpo vitreo; questo perché la macromolecola del Bevacizumab non supera le barriere oculari in quantità terapeuticamente sufficienti se somministrato per via topica, cioè attraverso un semplice collirio. Le iniezioni intraoculari vengono effettuate generalmente a cadenza mensile. Purtroppo queste ripetizioni aumentano il rischio e la gravità degli effetti collaterali che, in alcuni casi, possono essere molto seri. E’ per questo che un gruppo di ricercatori italiani ha messo a punto un nuovo metodo, più sicuro ed efficace, per somministrare i farmaci nel trattamento delle degenerazioni retiniche come la maculopatia. La tecnica - di cui si dà conto sulla rivista scientifica Drug Delivery and Translational Research - è stata ideata da alcuni scienziati del Dipartimento di Farmacia dell’Università di Pisa, in collaborazione con l’Unità di Oculistica dell’Ospedale Versilia di Viareggio.

La nuova tecnologia consiste in un millimetrico impianto che viene inserito nell’occhio (sotto la congiuntiva), che rilascia il farmaco a dosi prestabilite e che si dissolve naturalmente una volta esaurito il suo compito. In altre parole si tratta di una ‘matrice’ ottenuta mediante liofilizzazione e realizzata con un polimero che deriva dalla cellulosa. Sostengono i ricercatori che la possibilità di dosare il farmaco attraverso questo sistema, pur mantenendo un certo grado di invasività, porta ad una diminuzione della frequenza di somministrazioni, con conseguente riduzione dell’incidenza di effetti collaterali

La sperimentazione, condotta su modelli animali, ha rivelato che il dispositivo può essere ben tollerato e che è in grado di rilasciare il farmaco per circa 3 mesi. Si tratta di un sistema con ampi margini di miglioramento, in termini di facilità di applicazione e durata del rilascio, ma già adesso le ‘matrici’ sono pensate per essere prodotte a livello industriale e, al contrario dei dispositivi sinora sperimentati, possono essere facilmente rese sterili con procedimenti conosciuti e sicuri.



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Drug Delivery and Translational Research

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