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Psicosi: attenzione ai giovani

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Pubblicato il: 30-05-2005

È in atto un nuovo programma che contrasta il rischio di sviluppo di psicosi tra gli adolescenti: come si può aiutare i giovani di oggi a vivere in una società a rischio?

Sanihelp.it - L’adolescenza è un periodo problematico: si costruisce la propria identità, si sviluppano le relazioni, si definisce un progetto di vita.  
È un momento di estrema vulnerabilità, ed è proprio in questa fascia esistenziale (dai 16 ai 30 anni) che, secondo gli studiosi, c’è il maggior rischio di sviluppo di psicosi e schizofrenia.  
 
Qualche numero: attualmente in Italia sono stimati 600 000 schizofrenici, e in una città di un milione di abitanti circa 200 persone all’anno cominciano a soffrire di problemi psichici.  
 
Per tutelare i giovani dal rischio di sviluppo di psicopatologie, con conseguenti problemi di emarginazione sociale, sono in atto da alcuni anni in tutto il mondo programmi di individuazione e intervento precoce, i cui risultati sono stati presentati a Milano dal 5 all’8 maggio nel corso del XIII Congresso Nazionale AIAMC (Associazione Italiana di Analisi e Modificazione del Comportamento e Terapia Comportamentale e Cognitiva) e del IX Congresso Latini Dies.  
 
Al centro del convegno, prima di tutto, l’importanza della prevenzione, un concetto che si è affermato nel campo della salute mentale solo di recente:  
«Circa due terzi di quanti svilupperanno in seguito una psicosi presentano negli anni precedenti l’esordio dei sintomi precursori: umore depresso, ritiro sociale, alterazioni comportamentali, allucinazioni», spiega Anna Meneghelli, responsabile scientifico del Congresso e coordinatore del Programma 2000, un nuovo trattamento, attivo attualmente solo all’Ospedale Niguarda di Milano, che prevede un approccio al paziente molto flessibile e personalizzato.  
 
«Se in questa fase prepsicotica non intervengono fattori di protezione e di cura, i rischi sono altissimi: aggravamento e cronicità, isolamento, abuso di sostanze, comportamenti violenti, persino possibilità di suicidio. 
Come dire: è inutile chiudere la stalla dopo che i buoi sono scappati…  
 
È dunque opportuno instaurare al più presto un trattamento mirato, atto sia a prevenire la progressione della psicosi nelle persona a rischio sia a ridurre la durata della malattia non trattata in soggetti già ammalati».  
 
I risultati finora raggiunti dal Programma 2000 sono incoraggianti: si è riscontrato in gran parte dei casi un significativo miglioramento di tutti i sintomi iniziali (depressione, ansie, fobie ecc.).  
Non solo: dei 40 soggetti a rischio considerati, 25 hanno avuto un cambiamento di ruolo (diploma, laurea, inizio lavoro), 15 hanno mantenuto il loro ruolo e nessuno ha avuto un deterioramento di ruolo.  
Solo quattro sono evoluti in psicosi, con una presa in carico immediata, molto agevole e non traumatica.  
 
Per maggiori informazioni: www.programma2000.org.


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Redazione Sanihelp.it

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