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Tumori: prevenzione e terapie

Una storia incoraggiante: guarisce dalla leucemia in 7 mesi

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Pubblicato il: 19-06-2018

Una mamma di tre bambini racconta commossa la storia della sua guarigione dalla leucemia in soli sette mesi


Una storia incoraggiante: guarisce dalla leucemia in 7 mesi © iStock

Sanihelp.itDeborah Sims, la protagonista di questa vicenda a lieto fine, è una giornalista australiana che ha ripercorso la sua storia a Stoccolma, durante un Congresso della European Hematology Association (Eha).

Dal 7 ottobre 2015 al 17 maggio 2016: in soli 7 mesi e 10 giorni il cancro è scomparso, grazie alla associazione tra un anticorpo monoclonale e un altro farmaco oncologico che promette di uccidere fino all’ultima cellula la leucemia linfatica cronica (Llc). Un anno e mezzo fa si era già parlato dei suoi linfonodi ripuliti dalla malattia e oggi Deborah racconta  di quando, a Londra, era stata inserita in un trial che associa rituximab con venetoclax in pazienti con Llc refrattaria o recidivante, con risultati incoraggianti. 

Deborah in particolare afferma: «Ora sono completamente libera, mi sento bene e sono grata alla scienza e agli scienziati». Soprattutto al presidente dell’Eha, John Gribben, che l’ha curata e che riascoltandola non è riuscito a trattenere la commozione. 

Per la giovane donna la diagnosi è arrivata la settimana prima di Natale, nel 2011, quando aveva 38 anni. 

La leucemia linfatica cronica di solito insorge intorno ai 70, ma nel 5% dei casi riguarda gli under 40, tra cui anche Deborah. Prima i medici scelgono l’approccio watch and wait, senza cure, ma monitorandone le condizioni fino a un eventuale peggioramento, che avviene nel 2013. La terapia funziona, ma in breve la patologia si ripresenta. 

Nel 2015 l’incontro con Gribben a un congresso medico negli Usa e l’ingresso in uno studio sperimentale con venetoclax e anticorpo monoclonale, rituximab, non a Melbourne, però, ma a Londra. 

«Ogni mese avanti e indietro fra Australia e Gran Bretagna», con i bimbi che chiedono perché e i soldi che mancano, per i quali arriva un aiuto dalla Leukaemia Foundation

Ma c'è il lieto fine e oggi Deborah può sorridere. 



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