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Psicologia: la felicità resiste, ma è «preoccupata»

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Pubblicato il: 25-05-2005
Sanihelp.it - La felicità è una cosa seria, tanto da essere diventata oggetto di studi e ricerche da parte di un nuovo ramo della psicologia chiamato Psicologia Postiva.
Su questo tema, durante il XIII Congresso Nazionale dell'Associazione Italiana di Analisi e Modificazione del Comportamento e Terapia Comportamentale Cognitiva (AIMAC), lo psicologo Ruut Veenhoven ha presentato i risultati di una sua indagine, secondo cui viviamo in uno stato d'animo di felicità preoccupata.

In poche parole siamo insoddisfatti della società odierna e afflitti dai rischi globali, ma soddisfatti della nostra vita privata.
Questa discrepanza di valutazione tra il livello sociale e quello individuale è cresciuta nelle ultime decadi, e anche in Italia, a fronte di un maggior disagio per le condizioni del mondo si registra un incremento di soddisfazione per la vita.

Le spiegazioni? Secondo Veenhoven sono almeno tre. La prima è che le persone siano meno felici di quello che dichiarano, la seconda che siano più sensibili alle minacce che agli aspetti positivi in ambito sociale, la terza infine riconosce che si possa comunque vivere bene con alcune spine nel fianco.
Ad ognuno la sua giustificazione. Maschi e femmine non si differenziano solo a livello fisico, ma anche per il livello generale di felicità.
Secondo uno studio condotto su 350 studenti di scuole superiori piemontesi, e presentato durante il XIII Congresso Nazionale dell'Associazione Italiana di Analisi e Modificazione del Comportamento e Terapia Comportamentale Cognitiva (AIMAC), i ragazzi mostrano maggiore ottimismo e speranza delle ragazze.

La ricerca ha inoltre rilevato dati che sembrano chiamare in causa lo stereotipo dei lavori maschili e femminili: considerando il genere sessuale insieme al rendimento scolastico, è emerso che il benessere delle ragazze aumentava con il miglioramento del profitto, mentre per i ragazzi l'andamento era inverso.

Le ragazze si sono inoltre dichiarate più infelici frequentando la scuola per geometri, per ragionieri e il liceo scientifico, mentre nel liceo di scienze sociali erano i maschi a dichiarasi meno felici.


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Redazione Sanihelp.it

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