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Alzheimer: la memoria virtuale alleata dei malati

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Pubblicato il: 27-09-2018

Alzheimer: la memoria virtuale alleata dei malati © iStock

Sanihelp.it - Ricordi che cominciano a sbiadire, dai nomi dei familiari al posto in cui si vive, confusione di tempi e luoghi, richiesta delle stesse informazioni più volte: sono tra i primi sintomi con cui si manifesta l’Alzheimer, il mostro silenzioso che affligge oltre 600mila italiani e i loro familiari.

Per sconfiggere la malattia ci si affida alla ricerca e a diagnosi precoci sempre più precise, ma la lotta oggi passa anche dalla tecnologia e dai social, a partire dai chatbot, assistenti virtuali che si avvalgono dell’intelligenza artificiale a supporto delle persone, anche quelle affette da demenze.

L’Alzheimer oggi interessa quasi il 5% degli over-65, ma secondo le proiezioni elaborate dall’Istat per Italia Longeva, nel 2030 la percentuale si triplicherà e saranno colpiti dalla malattia ben oltre 2 milioni di persone, in prevalenza donne. Comporta un lento e progressivo decadimento delle funzioni cognitive. Evidenze scientifiche ci dicono che l’attacco ai neuroni e ai circuiti nervosi inizia almeno 15-20 anni prima della comparsa dei disturbi della memoria. Questo perché nel nostro cervello c’è un numero enorme di cellule, circuiti e sinapsi di riserva in grado di sostituire quelli danneggiati o distrutti dalla malattia, fino a quando non si arriva a una soglia limite, superata la quale il meccanismo degenerativo diventa inarrestabile. 

Il limite dei trattamenti terapeutici sin qui tentati è stato proprio quello di essere somministrati in presenza di una sintomatologia già conclamata, corrispondente a una fase di malattia in cui le riserve plastiche del cervello sono esaurite. Per questo motivo, gli sforzi della ricerca sono sempre più tesi a individuare le caratteristiche prodromiche, precocissime e spesso visibili solo con l’ausilio di esami strumentali, così da intervenire il prima possibile con trattamenti specifici e supporti tecnologici.

L’Italia è in prima fila in questa attività di ricerca con il progetto Interceptor, che ha l’obiettivo di intercettare con precisione i soggetti che svilupperanno la patologia. Una proposta concreta di utilizzo sociale dell’innovazione tecnologica arriva da Chat Yourself, la memoria di riserva a portata di smartphone in qualunque momento della giornata. Sviluppato su Messenger, già oggi utilizzato anche dai senior, è in grado di memorizzare tutte le informazioni relative alla vita di una persona, restituendole su richiesta all’utente, che ha anche la possibilità di impostare notifiche personalizzate (per esempio per ricordare di prendere i medicinali).

Il chatbot, nato da un’idea di Y&R, con il supporto tecnico di Nextopera e di Facebook e perfezionato grazie a un team di geriatri, neurologi e psicologi per rispondere in maniera più efficace alle esigenze dei malati, è disponibile e accessibile a tutti gratuitamente sulla pagina Facebook di Chat Yourself (@chatyourselfitalia). 



FONTE - CONFLITTO DI INTERESSI FONTE - CONFLITTO DI INTERESSI:
Conferenza Alzheimer non perdiamolo di vista Ministero della Salute

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