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Funghi pericolosi: 10 regole per evitare rischi

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Pubblicato il: 03-10-2018

Funghi pericolosi: 10 regole per evitare rischi © iStock

Sanihelp.it - È tra settembre e ottobre - mesi in cui nei boschi italiani è possibile trovare tutte le specie di funghi - che aumentano le segnalazioni di intossicazione o avvelenamento, anche a causa dell’intensificarsi dell’attività dei cosiddetti esperti fai-da-te che raccolgono e mangiano funghi talvolta senza sottoporli ai dovuti controlli.

Ingerire il fungo sbagliato può essere rischioso: la maggior parte delle intossicazioni si risolve senza danni o con sintomi irrilevanti, ma in un piccolo numero di casi (39 all’anno, secondo il National Poison Data System americano), le conseguenze sono gravi.

L’ingestione di alcune delle specie più pericolose (Amanita phalloides, Cortinarius orellanus, Gyromitra esculenta) genera sintomi che si manifestano dopo molte ore (da 6 a 48), quando il danno agli organi interni si è già innescato. I più colpiti sono il fegato e i reni. Altri tipi di funghi possono provocare reazioni a breve latenza (fino a 6 ore), come disorientamento e convulsioni o gravi sintomi gastro-enterici, con possibili ripercussioni metaboliche.

L’incidenza delle intossicazioni da funghi nei bambini è minore rispetto agli adulti, ma sono proprio i piccoli a correre il pericolo maggiore: il loro organismo, infatti, è più sensibile a questo alimento e può venire danneggiato con maggiore facilità.

Una buona parte non è dovuta all’ingestione di funghi velenosi, ma a un uso scorretto di questo alimento. Spesso, infatti, i funghi vengono mangiati senza un’adeguata cottura, in cattivo stato di conservazione, in fase troppo avanzata di maturazione o in eccessiva quantità. Un fungo commestibile non deve essere mangiato se sono presenti segni di decomposizione a causa di alcune proteine pericolose (putrescina, cadaverina e istamina) che si formano proprio durante la fase di maturazione/decomposizione.

Per mangiare i funghi senza correre rischi, ecco le 10 regole degli esperti del Centro Antiveleni dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma. 

1) Non raccogliere i funghi se non si è in possesso del tesserino regionale di autorizzazione alla raccolta, obbligatorio dal 1 gennaio 2000, rilasciato dall’amministrazione competente dopo aver frequentato un apposito corso di formazione micologica.

2) Tutti i funghi raccolti - e non acquistati - vanno sottoposti al controllo di commestibilità degli Ispettorati Micologici delle ASL, disponibili in tutto il territorio nazionale.

3) Per la raccolta utilizzare contenitori idonei e aerati come i cestini. Non usare buste di plastica.

4) Non consumare funghi raccolti lungo le strade o in luoghi che potrebbero essere contaminati (industrie, campi agricoli).

5) Non è vero che i funghi che crescono su gli alberi non sono tossici.

6) Consumare funghi in quantità moderate.

7) Cuocere i funghi sempre senza coperchio allo scopo di far evaporare le tossine termolabili.

8) Nei funghi sott’olio si può sviluppare la tossina botulinica: attenzione alla conservazione.

9) Non somministrare funghi a bambini in età prescolare, per la loro immaturità digestiva verso questi alimenti.

10) Non ingerire funghi in gravidanza.

Gli esperti del Centro Antiveleni del Bambino Gesù ricordano che la raccolta di funghi è regolata da una legge nazionale (352/1993) che prevede il limite massimo di raccolta, gli strumenti da utilizzare, le caratteristiche dei funghi che si possono raccogliere, le modalità di conservazione e trasporto. 



FONTE - CONFLITTO DI INTERESSI FONTE - CONFLITTO DI INTERESSI:
Ospedale Pediatrico Bambino Ges

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