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Nuove scoperte sull'esposoma

I nuovi antietà che proteggono dalla luce blu

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Pubblicato il: 23-10-2018

Il viso è esposto alla luce blu di smartphone e tablet per diverse ore al giorno: per attenuare l'impatto sulla pelle nascono linee di antietà con attivi specifici.


I nuovi antietà che proteggono dalla luce blu © iStock

Sanihelp.it - Tutti hanno un codice genetico che determina il proprio naturale processo di invecchiamento. Tuttavia, ora sappiamo che l'esposoma è responsabile fino all'80% dei segni dell’età, come rughe e macchie. L’esposoma (termine coniato recentemente dal dottor Cristopher P.Wild) è l’insieme dei cambiamenti biologici indotti da fattori esogeni ai quali la pelle è esposta durante tutta la vita (fumo, inquinamento, raggi Uv, stress, stanchezza) che si somma all’invecchiamento cronologico. Una sorta di catalizzatore dell’invecchiamento biologico.

Un nuovo fattore dell’esposoma è stato recentemente identificato: la luce blu. Presente nello spettro della luce visibile, è caratterizzata da una lunghezza d'onda più lunga rispetto agli Uv: ciò significa che è meno energetica (ha un’intensità più debole rispetto agli Uv), ma è più penetrante a livello di occhi e pelle. Chiamata anche il male del 21°secolo, è emessa dai Led, dagli schermi digitali e genera intensità di luce fino a 1000 volte più elevata rispetto alla soglia di comfort visivo. È meno pericolosa rispetto agli Uv perché non ha effetti visibili durante l’esposizione, ma ne siamo esposti in maniera costante.

Dedichiamo infatti una media di 6 ore al giorno guardando gli schermi, un tempo pari a 3 mesi consecutivi in un anno! Questa sovraesposizione, specialmente quando concentrata, non è senza rischi: studi recenti hanno certificato che esiste una connessione tra la luce blu e la comparsa di rughe e macchie scure. Causa stress ossidativo alle strutture cellulari, come evidenziato da una prevalenza di radicali liberi, e può danneggiare le funzioni protettive della pelle.

In assenza di una protezione efficace, i segni d’invecchiamento quali rughe, perdita di densità, di luminosità e macchie, potrebbero non solo intensificarsi, ma presentarsi in modo prematuro. In particolare, i risultati di una ricerca presentati al Congresso Internazionale di Dermatologia Investigativa hanno dimostrato che l’esposizione alla luce blu durante la notte può far perdere la sincronizzazione al ritmo circadiano naturale della pelle, inducendo le cellule cutanee a continuare a illudersi che sia giorno, con ripercussioni sullo svolgimento del processo di autoriparazione notturna.

Quando questo processo è compromesso, si crea un accumulo di danni che comporta la comparsa dei segni visibili di invecchiamento. Proprio come per l’esposizione solare, è necessario imparare a convivere con la luce blu e, soprattutto, a proteggersi con trattamenti mirati da inserire nella routine di bellezza quotidiana.



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