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Tumore alla vescica: prima dell'intervento, l'immunoterapia

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Pubblicato il: 05-11-2018

Tumore alla vescica: prima dell'intervento, l'immunoterapia © iStock

Sanihelp.it - Il tumore alla vescica di tipo muscolo-infiltrante è aggressivo, con un alto rischio di metastasi ed è ancora difficile da curare. È in crescita nella popolazione italiana soprattutto a causa del fumo di sigaretta. Il trattamento di prima linea prevede la cistectomia radicale, un intervento che consiste nell’asportazione integrale di vescica e prostata nel maschio e di vescica, utero e ovaie nella donna.

Una sperimentazione clinica dell’IRCCS Ospedale San Raffaele in collaborazione con il Dipartimento di Oncologia Medica della Fondazione IRCCS Istituto Nazionale dei Tumori di Milano e pubblicata sul Journal of Clinical Oncology dimostra l’efficacia di un farmaco inibitore dei checkpoint immunitari – pembrolizumab – nel far regredire o scomparire il tumore.

Nello studio, il farmaco è stato somministrato nella fase precedente all’intervento chirurgico, con risultati superiori a quelli ottenuti con cisplatino, il farmaco chemioterapico comunemente usato fino a oggi. Se confermata, la scoperta potrebbe in futuro cambiare il trattamento per questo tipo di tumore, aprendo la strada a cure più brevi e meno tossiche rispetto alla chemioterapia e potenzialmente a interventi chirurgici meno invasivi e debilitanti.

Per chi è affetto da questa malattia, sono disponibili al momento poche opzioni: la terapia prevede la cistectomia radicale preceduta, per gli individui idonei, da chemioterapia con cisplatino finalizzata a ridurre le dimensioni del tumore per facilitarne l’asportazione. Tuttavia solo il 20% dei malati riceve il trattamento farmacologico: il 50% non può sostenerlo, a causa di condizioni di salute preesistenti, e la restante parte rifiuta di assumere chemioterapici.

Ecco perché l’impiego di inibitori dei checkpoint immunitari potrebbe cambiare le cose: i farmaci hanno effetti collaterali ridotti e sono pertanto ottimi candidati in contesto neoadiuvante, ovvero nella fase che precede un’operazione chirurgica. In altre parole, il trattamento pre-operatorio a oggi non permette di evitare la rimozione della vescica, ma grazie a questa scoperta in futuro si potrebbe arrivare a trattamenti più conservativi, evitando la cistectomia radicale.

Attraverso l’analisi dei tessuti asportati con l’intervento, i ricercatori hanno constatato che nel 42% dei casi i campioni asportati non mostravano alcuna presenza di cellule tumorali. La capacità di pembrolizumab di far regredire completamente le cellule tumorali nella vescica è stata più frequente nei soggetti il cui tumore presentava l’espressione di una proteina di membrana chiamata PD-L1, su cui agisce il farmaco. Questo marcatore potrebbe rappresentare un importante criterio di selezione dei malati all’immunoterapia pre-operatoria. Prima firma dell’articolo è Andrea Necchi, del Dipartimento di oncologia medica della Fondazione IRCCS Istituto Nazionale dei Tumori di Milano. 



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Airc

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