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Over 40 e under 25: i due volti contrapposti della maternità

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Pubblicato il: 13-11-2018

Over 40 e under 25: i due volti contrapposti della maternità © iStock

Sanihelp.it - Prendersi cura della salute della donna significa mettere al centro anche il suo benessere psicofisico e sociale, avendo come punto di riferimento le evidenze cliniche e le linee guida nazionali e internazionali, anche alla luce dei cambiamenti della società: il progressivo innalzamento dell’età in cui si desidera una gravidanza, l’aumento dei comportamenti a rischio tra le giovani generazioni, la deresponsabilizzazione rispetto alla pratica contraccettiva, la violenza di genere e le ricadute sulla salute femminile. È il messaggio che viene dal Congresso nazionale di ginecologia e ostetricia organizzato dalle principali società scientifiche di esperti in materia.

Uno dei principali fenomeni che interessa la salute della donna, con ricadute sulla società, è il numero crescente di primipare ultraquarantenni: oggi il 10% di tutte le gravidanze si registra tra le over-40, un dato riconducibile alla tendenza a ritardare il concepimento per ragioni economiche o professionali, ma anche a una maggiore possibilità di ricorrere alle tecniche di procreazione medicalmente assistita.

Tuttavia, dal punto di vista clinico, la maternità in età avanzata si associa a un maggior rischio per la donna di sviluppare patologie in gravidanza come diabete, ipertensione arteriosa, gestosi, ma anche a una più alta probabilità di parti pretermine e basso peso alla nascita e a una maggiore incidenza di morte materna e perinatale

All’aumento del desiderio di avere un figlio dopo i 40 anni, fa eco un incremento del ricorso all’interruzione volontaria di gravidanza da parte delle più giovani, in particolare nella fascia d’età 18-25 anni. Dai dati raccolti dalla regione Toscana, riferiti all’anno 2017, emerge che le donne under-25 che scelgono di interrompere la gravidanza rappresentano un quarto di tutti i casi. Questo deve far riflettere gli specialisti sulla necessità di lavorare di più e in maniera sinergica – professionisti, istituzioni sanitarie e scolastiche, media – per la promozione di una maggiore cultura all’autoprotezione della salute sessuale e generale, che passa anche dall’educazione alla contraccezione, alla prevenzione delle malattie sessualmente trasmesse e alla tutela della salute riproduttiva, soprattutto all’interno del percorso scolastico.

Un fenomeno, spesso sottovalutato, è l’aumento, dopo i 35 anni, del rapporto di mortalità materna. Il Sistema di sorveglianza della mortalità materna, coordinato dall’Istituto superiore di sanità, stima 9 casi di morte materna ogni 100.000 mila nati vivi entro 42 giorni dall’esito della gravidanza, in linea con altri Paesi europei come il Regno Unito e la Francia. Ciò che colpisce è che al secondo posto tra le cause tardive di mortalità, ovvero entro un anno dall’esito della gravidanza, si colloca il suicidio che è responsabile del 9% di tutte le morti materne. Si registrano oltre 2 casi ogni 100.000 nati vivi, con un’incidenza maggiore nel Nord-Est (4,5 casi ogni 100.000 nati vivi), rispetto al Nord-Ovest (1,8 casi), al Centro (2,3 casi) e al Sud e Isole (1,9 casi). una maggiore percentuale di suicidi dopo il parto si riscontra tra le donne over 40, fenomeno che si associa forse a un maggior stress emotivo nell’affrontare la maternità, e dopo aborto volontario tra le giovani.



FONTE - CONFLITTO DI INTERESSI FONTE - CONFLITTO DI INTERESSI:
SIGO (Società Italiana di Ginecologia e Ostetricia), AOGOI (Associazione Ostetrici Ginecologi Ospedalieri Italiani) e AGUI (Associazione Ginecologi Universitari Italiani)

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