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Il 15 novembre è la Giornata mondiale

Donare il cordone ombelicale: come si fa e a cosa serve?

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Pubblicato il: 13-11-2018

A 30 anni dal primo trapianto con cellule staminali cordonali si celebra il World Cord Blood Day. Più di 80 le malattie gravi che si possono curare conservando il cordone ombelicale, quasi sempre buttato via dopo il parto come un semplice rifiuto.


Donare il cordone ombelicale: come si fa e a cosa serve? © iStock

Sanihelp.it - Informare sulle terapie con le cellule staminali e sull’importanza di donare il sangue cordonale: questo l’intento della Giornata Mondiale del Cordone Ombelicale che si celebra il 15 novembre e vede una mobilitazione a livello mondiale delle più importanti società ed enti pubblici e privati. A oggi sono stati oltre 35.000 i trapianti effettuati grazie al sangue cordonale in tutto il mondo per 80 diverse malattie potenzialmente letali come la leucemia, il linfoma e l'anemia falciforme.

Negli ultimi decenni alcuni ricercatori hanno dimostrato che il sangue presente nella vena ombelicale del cordone (il funicolo che collega feto e placenta), rappresenta una fonte preziosa di cellule staminali emopoietiche, in grado, cioè, di autoriprodursi e dare vita ad altre linee cellulari dalle quali derivano tutte le cellule del sangue. Il sangue cordonale, quindi, contiene, proprio come quello del midollo osseo, cellule capaci di generare globuli bianchi, rossi e piastrine. Come confermano le ultime ricerche, le cellule staminali cordonali si stanno rivelando importanti nel campo della medicina rigenerativa nei trattamenti, ancora sperimentali, delle lesioni del midollo spinale, della paralisi cerebrale, dell’autismo, del diabete di tipo 1.

Trent’anni sono passati dal primo trapianto con le cellule staminali cordonali: nel 1988 ebbe luogo l'intervento di Matthew Farrow, affetto da anemia di Fanconi. All’età di 5 anni è stato curato grazie al sangue cordonale prelevato dalla sorella che dalla diagnosi prenatale è risultata non affetta dalla malattia. Il piccolo è completamente guarito, gode tutt’ora di ottima salute ed è tra i principali promotori  e sostenitori dell’utilizzo del sangue cordonale.

Il momento del parto è l'unica occasione in cui è possibile prelevare le cellule staminali. La raccolta del sangue cordonale è una procedura semplice che non interferisce con la normale assistenza al parto ed è senza rischi per la madre e il bambino. Le unità idonee all’uso trapiantologico vengono conservate presso strutture pubbliche, denominate banche e inserite nei Registri internazionali ai quali ogni Centro trapianti può accedere per cercare l’unità compatibile con il paziente che ne necessita.

Oggi, purtroppo, in Italia oltre il 95% dei cordoni viene gettato come un rifiuto speciale, sprecando un prezioso materiale biologico dalle enormi potenzialità terapeutiche. Eppure è stato dimostrato che il sangue del cordone ombelicale può essere conservato per più di 20 anni senza perdere la sua capacità proliferativa. Le donne interessate alla donazione possono rivolgersi al reparto di ostetricia e ginecologia dell'ospedale in cui partoriranno per manifestare la propria volontà. La donazione è volontaria, anonima e gratuita.

In tutto il mondo esistono 150 banche: 600 mila i campioni disponibili nelle banche pubbliche. In Italia non è consentita la conservazione per uso autologo, cioè personale, tranne nei casi di patologie, tra i consanguinei del nascituro, per cui è riconosciuto clinicamente valido e appropriato l’utilizzo terapeutico delle cellule cordonali. La legge italiana consente però di esportare, presso una struttura estera e a proprie spese, il sangue di cordone ombelicale prelevato al momento della nascita del proprio figlio e conservarlo a uso personale. Tuttavia la conservazione a uso autologo presenta rilevanti incertezze scientifiche sulla capacità di soddisfare eventuali esigenze terapeutiche future.



FONTE - CONFLITTO DI INTERESSI FONTE - CONFLITTO DI INTERESSI:
Gruppo Famicord, Ministero salute

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