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Dopo interventi alla prostata, il pene si accorcia

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Pubblicato il: 20-11-2018

È quanto emerso da uno studio condotto da ricercatori italo-americani. Ma si può correre ai ripari con protesi specifiche.


Dopo interventi alla prostata, il pene si accorcia © iStock

Sanihelp.it - Il rischio che un tumore alla prostata abbia un esito infausto oggi è basso, soprattutto se si interviene in tempo, ma si fanno i conti anche con la paura di perdere la propria virilità. Tanto più se, come emerso da uno studio presentato all’ultimo congresso della Sexual Medicine Society of North America (Smsna), che sarà pubblicato a breve, e porta la firma di un gruppo italo-americano composto dal chirurgo Paul Perito di Miami e da Gabriele Antonini dell’Università Sapienza di Roma, dopo l’intervento di prostatectomia, il pene comincia ad accorciarsi di 1 centimetro all’anno.

«Dopo un intervento così importante come quello per un tumore alla prostata viene alterata inevitabilmente la vascolarizzazione dei corpi cavernosi del pene» ha spiegato all’Adnkronos proprio Antonini. «Questo determina una ipovascolarizzazione e una ipo-ossigenazione delle arterie del pene che crea una diminuzione dell’elasticità e determina lo sviluppo di tessuto fibrotico con evidente riduzione della lunghezza e della circonferenza del membro. Anche le innovative tecniche robotiche il più delle volte non preservano dal rischio di questa affezione».

Se dopo 6 mesi dalla prostatectomia radicale il paziente non riprende una normale attività, i chirurghi consigliano il ricorso a una protesi peniena. «Molti uomini optano per la bombita, così viene chiamato in Florida e in Centro-Sud America il dispositivo endocavernoso idraulico che permette, attraverso due cilindri gonfiabili che vengono posizionati nel pene ed un piccolo meccanismo a forma di bomba posto nello scroto, di arrestare il processo fibrotico di accorciamento del pene e di ripristinare una normale e soddisfacente attività sessuale» continua Antonini, che, insieme al collega, ha codificato una tecnica avveniristica di impianto. «Tutto viene eseguito in regime di day-surgery con un accesso chirurgico rivoluzionario mini-invasivo di soli 2 cm sulla pancia».

L’uomo al momento di avere un rapporto tocca questa piccola pompa inserita tra i due testicoli e gonfiando i cilindri manda il pene in erezione. Il dispositivo è completamente invisibile perché posto all’interno del corpo ed è paragonabile ad un qualsiasi dispositivo protesico da impiantare chirurgicamente. «Possono beneficiare di questo dispositivo non solo i pazienti oncologici ma tutti quei pazienti affetti da disfunzione erettile ed in particolare quelli con diabete in cui il processo fibrotico del pene è sovrapponibile egli effetti della chirurgia pelvica» conclude il chirurgo italiano.



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Adnkronos

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