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Neonatologi: in Italia sempre meno nascite, è allarme

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Pubblicato il: 28-11-2018

Neonatologi: in Italia sempre meno nascite, è allarme © iStock

Sanihelp.it - In Italia nascono sempre meno bambini, un numero nettamente inferiore rispetto ai decessi (464.000 nati per 647.000 morti – Istat 2017), meno anche rispetto agli anni della prima e seconda Guerra Mondiale. Perdiamo ogni anno circa 180.000 persone, è come se città come Modena o Reggio Calabria fossero azzerate. In occasione del Convegno Indagine Famiglie 2.0, tenutosi Roma, presso la Città del Vaticano, la Società Italiana di Neonatologia lancia l’allarme riguardo al difficile e preoccupante problema della denatalità in Italia.

L’Italia è tra i Paesi che fanno meno figli al mondo. L’indice di fecondità (numero di figli per donna in età fertile) è 1,34, siamo con la Spagna il fanalino di coda in Europa. Secondo le ultime previsioni Eurostat, sulla base dei trend attuali, nel 2050 nasceranno appena 375 mila bambini, il rischio è che la famiglia italiana sarà completamente ridefinita: tre quinti dei nostri bambini non avrà fratelli, cugini, zie e zii; solo genitori, nonni e bisnonni. Stiamo diventando un Paese con prevalenza della popolazione anziana: già oggi per 161 persone di età maggiore di 64 anni, ci sono solo 100 bambini di età inferiore a 15 anni.

Di questo passo il welfare diventerà insostenibile, già oggi il rapporto tra la popolazione in età inattiva su quella attiva è del 55%. Bisogna invertire questa tendenza, incentivando la natalità e ricostruire facilitazioni per le famiglie, che oggi in Italia non sono sufficienti. Non è un caso che nelle regioni del Sud ormai da più di 10 anni la natalità sia più bassa che al nord.

Secondo gli specialisti della Sin, la questione non è solo economica, ma anche culturale. Non basta ridare autonomia ai giovani e renderli indipendenti, proseguono i neonatologi riuniti al congresso, creando le condizioni per favorire decisioni familiari riproduttive. Non basta migliorare le politiche per la conciliazione tra casa e lavoro, rendendo l’organizzazione più adatta alle madri lavoratrici e offrendo asili e servizi adeguati. È ormai non più rimandabile adottare politiche che previlegino le donne, garantendo lavoro e stabilità, partendo dalla consapevolezza che oggi le donne che lavorano fanno più figli.

La Sin, insieme ai colleghi della Società Italiana di Pediatria e della Società Italiana di Ginecologia e Ostetricia, con il supporto delle Istituzioni e di tutti i soggetti coinvolti, intende ridare fiducia e sicurezza alle famiglie, sostenendo le mamme prima e dopo la nascita. Le madri dispongono di supporti economici e strutturali non adeguati (un figlio costa, nel primo anno di vita, 7.000 - 15.000 euro, 120.000 euro fino a 18 anni), bisogna ripensare a un welfare più attento ai figli e alla gravidanza, che prosegua negli anni, mettendo i neonati e le famiglie al centro di un progetto politico di sostegno. È anche necessario migliorare l’attuale percorso nascita italiano, garantendo la migliore assistenza possibile al neonato e ai suoi genitori, eliminando le differenze regionali. 

Un dato positivo importante però c’è: i giovani italiani desiderano ancora avere figli, quindi c’è margine per invertire questa tendenza. Tre giovani su quattro, secondo l’Osservatorio Giovani 2013/17, vorrebbero avere due o tre figli. Per sostenere la natalità, la Società Italiana di Neonatologia auspica una presa di coscienza collettiva e il coinvolgimento sinergico di tutti i soggetti interessati: le società scientifiche, le associazioni, le istituzioni sanitarie, gli studiosi, le imprese, le scuole e, in primis, la Politica nazionale e locale. 



FONTE - CONFLITTO DI INTERESSI FONTE - CONFLITTO DI INTERESSI:
Società italiana di neonatologia

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