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Quando la follia sale in cattedra

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Pubblicato il: 06-06-2005

Per una volta non parliamo del disagio degli studenti, ma di quello di chi è in cattedra. Uno studio sulla follia degli insegnanti parla di un grave fenomeno:il burnout.

Sanihelp.it - Il professore matto: non è solo il titolo di una divertente commedia americana, ma anche lo scottante argomento di una ricerca pubblicata di recente sulla rivista scientifica La Medicina del Lavoro (N. 5/2004).  
Si tratta del primo studio che riconosce agli insegnanti il maggior rischio professionale di sviluppare malattie psichiatriche.  
 
Secondo quest’analisi gli insegnanti sono soggetti più delle altre categorie professionali alla sindrome di burnout (dall’inglese to burn out, esaurirsi), caratterizzata da affaticamento psicofisico, atteggiamento distaccato e apatico nelle relazioni interpersonali e sentimento di frustrazione.  
 
Ma perché il fenomeno è peculiare di questo mestiere? Perché l’insegnamento ha dei presupposti umani che altre professioni non implicano: alunni, famiglie e colleghi non sono pratiche da smaltire, timbri da apporre, clienti in fila da esaurire… Insegnare vuol dire coltivare rapporti personalizzati e profondi e investire totalmente se stessi nelle relazioni interpersonali. 
In più, i genitori educano sempre meno e delegano sempre di più alla scuola.  
Tutto questo porta al logoramento psicofisico dei docenti.  
 
L’autore dell’analisi, Vittorio Lodolo D’Oria, medico ematologo ed esperto di comunicazione in sanità, spiega che «chi insegna spende un mare di energie e di conseguenza, a seconda delle risorse personali e delle capacità di gestirle, può andare incontro a situazioni di stress e, passando attraverso il burnout, scivolare nella psicopatologia».  
 
Nonostante l’evidente emergenza sociale, questa problematica non sembra destare interesse tra i professionisti della salute mentale, anzi: la questione è rigettata anche dall’opinione pubblica, imbevuta di stereotipi negativi sugli insegnanti (considerati dei fannulloni).  
 
Per sensibilizzare l’opinione pubblica e per sollecitare un adeguato intervento medico-scientifico in materia di ricerca, prevenzione e cura del fenomeno, è stato realizzato un saggio, intitolato Scuola di follia, curato dallo stesso autore dello studio.  
 
Quest’ultimo spinge innanzitutto genitori e colleghi alla comprensione: è difficile stabilire se l’insegnante folle sia vittima o carnefice.  
Troppo spesso infatti vengono presi provvedimenti giudiziari nei confronti dell’insegnante deviato, decretandone l’inidoneità alla professione e sancendone la definitiva emarginazione sociale, senza cercare un recupero e una reintegrazione della persona.  
 


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Redazione Sanihelp.it

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