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Nuove frontiere per la Leucemia Mieloide Cronica

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Pubblicato il: 07-12-2018

Nuove frontiere per la Leucemia Mieloide Cronica © iStock

Sanihelp.it - Una diagnosi di Leucemia Mieloide Cronica (LMC), fino a qualche decennio fa, presupponeva la morte del paziente nel giro di due o tre anni.

La terapia con Imatinib e altri inibitori della proteina Bcr/Abl, causa della malattia, hanno talmente cambiato la prognosi della LMC che ora un paziente può avere un’aspettativa di vita normale.

Uno studio coordinato da Carlo Gambacorti-Passerini, docente di Ematologia all’Università di Milano-Bicocca e direttore del reparto di Ematologia dell’Ospedale San Gerardo di Monza, finanziato da AIRC e Regione Lombardia, ha ulteriormente avanzato la frontiera della terapia di questa malattia.

Lo studio è stato condotto in 14 centri sparsi in Italia, Europa e in tutto il mondo, dal Canada ad Israele alla Corea del Sud.

è stato denominato ISAV (Imatinib Stop And Validation)  e ha coinvolto 112 pazienti affetti da LMC senza segni rilevabili di malattia da almeno 18 mesi che avevano interrotto la terapia e sono stati strettamente monitorati successivamente.

I risultati finali dello studio, ottenuti dopo quasi sette anni dall’inizio, sono stati presentati i al meeting della Società Americana di Ematologia (American Society of Hematology – ASH). Circa la metà dei pazienti non ha dovuto riprendere la terapia con Imatinib, mentre nell’altra metà dei casi i pazienti hanno dimostrato un risveglio della malattia e quindi hanno dovuto riprendere la terapia: tutti i pazienti recidivati hanno comunque riottenuto una remissione della leucemia con la ripresa del trattamento e in nessun caso si è sviluppata resistenza al farmaco.

Dall’analisi dei dati è emerso che il rischio di recidiva è maggiore nei pazienti giovani, con meno di 45 anni di età.

Questo risultato apre nuove prospettive di studio, al fine di comprendere quali siano i meccanismi sottostanti alla recidiva o al mantenimento della remissione della malattia nei diversi pazienti.

Molti dei pazienti non recidivati, infatti,  hanno mostrato saltuari test positivi per la presenza di cellule leucemiche, che si sono tuttavia auto-eliminate col tempo e senza la reintroduzione di Imatinib.

«Da un punto di vista pratico è molto rilevante sapere che alcuni pazienti affetti da LMC possono in effetti sospendere la terapia e che la loro percentuale è pari a circa il 20-25 per cento del totale – conclude Gambacorti-Passerini – ma è altrettanto importante ricordare che la presenza di cellule leucemiche deve esseremonitorata in ogni caso per diversi anni dopo la sospensione del trattamento». 



FONTE - CONFLITTO DI INTERESSI FONTE - CONFLITTO DI INTERESSI:
American Society of Hematology – ASH

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