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La Terra, pianeta avvelenato: l'aria tossica può uccidere

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Pubblicato il: 18-12-2018

La Terra, pianeta avvelenato: l'aria tossica può uccidere © iStock

Sanihelp.it - Non c’è solo la Terra dei Fuochi, ovvero l’area di 55 municipi compresa tra le province di Napoli e di Caserta alle prese con i roghi delle discariche abusive. Tutta l’Italia è inquinata da scorie tossiche, secondo i dati dell’Istituto per la Protezione Ambientale (Ispra): 12.482 siti potenzialmente contaminati distribuiti su tutto il Paese, dal Piemonte al Veneto, dal Lazio alla Sicilia con un record di 3.733 casi in Lombardia.

Il prezzo che sta pagando la popolazione è rappresentato dai rischi per la salute dei circa 6 milioni di abitanti che vivono nelle aree dei 45 (su 58) siti più contaminati d’Italia: per chi ha meno di 25 anni è stato registrato un aumento di tumori maligni del 9% rispetto a chi vive in zone non a rischio. Per i bambini e i ragazzi il rischio mortalità legato a patologie respiratorie è più alto del 4-5% rispetto alla popolazione generale.

Ma la grave situazione dei siti avvelenati si va a sommare al problema della scarsa qualità dell’aria che respiriamo quotidianamente, già di suo carica di veleni. In Europa, 3,9 milioni di persone vivono in aree dove l’inquinamento supera i limiti, in termini di polveri sottili, biossido di azoto e ozono e l’O.M.S. ha calcolato che oltre mezzo milione di persone (524mila) muore prematuramente ogni anno a causa dell'inquinamento. L’Italia - secondo l’ultimo report dell’Agenzia Europea per l’Ambiente - è al primo posto in Europa per le morti premature causate da biossido di azoto (20.500 ogni anno) e ozono (3.200); mentre è al secondo posto per quelle causate da polveri sottili pm2.5 (60.600). In totale in Italia, per queste cause, si registrano circa 100 morti al giorno.

L’inquinamento atmosferico è il grande killer che nel mondo causa più vittime di malaria, alcol e tabacco insieme. Contribuisce alla comparsa di gravi malattie come quelle cardiache, problemi respiratori e cancro: alcune sono definite come patologie emergenti che coinvolgono un numero elevatissimo di persone: si tratta per esempio della sensibilità chimica multipla, la fibromialgia, la sindrome da stanchezza cronica, la sindrome dell’edificio malato.

In Italia l'incidenza della sensibilità chimica multipla non è attualmente nota. Poche centinaia di casi registrati potrebbero rappresentare solo la punta di un iceberg, considerando che da qualche anno il Ministro della Salute della Danimarca ha aperto un osservatorio stimando in 50mila il numero dei malati. Statistiche americane aggiornate indicano, inoltre, che circa il 15% della popolazione degli Stati Uniti d'America soffre di una qualche sensibilità chimica e che circa l'1,5-3% ha una forma grave. Le difficoltà di accesso dei malati italiani ai servizi sanitari pubblici e privati, a causa della mancanza di unità ambientali controllate (prive di sostanze tossiche), rendono difficile la valutazione del fenomeno e impongono la necessità di adeguare le normative vigenti sulla tutela della salute pubblica a questo nuovo tipo di invalidità, definibile appunto chimica.

Per affrontare la piaga dell’inquinamento e tentare di fornire risposte adeguate si sono riuniti di recente a Katowice, in Polonia, i rappresentanti di circa 200 Paesi nella 24° Conferenza delle Nazioni Unite sul clima. Ma in assenza di contromisure immediate da parte dei decisori politici, del mondo industriale e di quello dell’educazione si stima che nel 2050 i decessi causati dall’inquinamento atmosferico saranno il doppio di quelli odierni, concentrati soprattutto nei Paesi in via di sviluppo.



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Guna

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