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Cardiologia

Quale operazione ha subito Sammy Basso

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Pubblicato il: 12-02-2019

È il più longevo paziente affetto da progeria, malattia che causa un invecchiamento precoce: ha 23 anni ma per il suo corpo sono come 80. E il cuore aveva bisogno di un aiuto.


Quale operazione ha subito Sammy Basso © Rete

Sanihelp.itSammy Basso è nato il 1 dicembre 1995 a Schio, in provincia di Vicenza e per lui tempo ha subito iniziato a correre più veloce: oggi ha 23 anni ma è come se il suo fisico ne avesse già 80. A due anni, infatti, gli è stata diagnosticata la progeria, una malattia genetica che determina un invecchiamento molto precoce dell’organismo. Una condizione estremamente rara, di cui si contano circa 100 casi noti in tutto il mondo, e che solo in tempi recenti è diventata oggetto di ricerca scientifica. Merito proprio anche di Sammy, diventato ormai un vero e proprio personaggio pubblico, e della sua famiglia, che hanno fondato un’associazione per far conoscere al mondo la malattia e che in questi anni si sono dati davvero molto da fare.

Basso, che è attualmente il paziente più longevo con la progeria, ha sviluppato una stenosi calcifica severa della valvola aortica, una patologia caratteristica dell’anziano. Il restringimento della valvola (stenosi valvolare) è una problematica che progredisce rapidamente, per cui in un arco di tempo relativamente breve avrebbe potuto causare la morte del paziente. L’unica terapia consiste nella sostituzione della valvola con una protesi valvolare in tessuto biologico, un intervento che si può eseguire sia a cielo aperto sia attraverso l’inserimento di un catetere (attraverso l'arteria femorale o la punta del ventricolo sinistro), ma che mai era stato tentato su un individuo con progeria.

Sammy da anni è seguito presso il Boston Children's Hospital, dove però erano perplessi circa la possibilità di intervenire sul suo problema cardiaco. Basso si è quindi rivolto all’Ospedale San Camillo di Roma dove, dopo un’attenta valutazione, si è ritenuto fattibile l’intervento l’introduzione del catetere attraverso la punta del ventricolo sinistro, pur tenendo conto degli alti rischi connessi alle caratteristiche cliniche dei pazienti con progeria. L’operazione è avvenuta lo scorso 28 gennaio, grazie a un team multidisciplinare: l'equipe cardiochirurgica guidata da Francesco Musumeci, coadiuvata da Roberto Violini, cardiologo interventista e da Elio D'Avino, cardio-anestesista.

Attraverso una piccola incisione nel torace di sinistra, è stato esposto l’apice del ventricolo dove è stato introdotto il catetere che alla sua estremità aveva la protesi valvolare. Questa, non appena messa nella giusta posizione all’interno della valvola nativa stenotica, è stata espansa gonfiando un pallone che era al suo interno. La procedura è stata eseguita in anestesia generale, senza però l’ausilio della circolazione extracorporea e sono state utilizzate tecniche particolari per intubazione. Inoltre, si è resa necessaria dapprima una angioplastica dell’ostio della coronaria destra e poi il posizionamento nella coronaria di sinistra, a scopo preventivo, di una guida con un stent non espanso per trattare una eventuale occlusione dell'arteria che si fosse verificata durante il posizionamento della protesi.  Solo dopo è stata impiantata la nuova valvola.  «La procedura si è svolta senza alcuna complicanza e con un risultato finale eccellente» hanno rivelato i sanitari.

Dopo una settimana Sammy è stato dimesso e per l’occasione ha dichiarato: «Sono un paziente molto complicato, non solo per la patologia ma perché ho anche una paura grandissima degli aghi. Ebbene, il preoperatorio è stato eccezionale: il giorno dell'intervento ero tranquillo. Dopo il dolore è stato molto grande, ma a distanza di una settimana mi vedete: posso parlare, camminare e sono felicissimo».

Quello al San Camillo è il primo intervento di questo tipo e, come ha spiegato lo stesso Sammy «segna un punto di svolta per la progeria: finora la ricerca era basata sul trovare dei farmaci per tentare di contrastare la malattia, ma quando i problemi erano troppo grandi non c'era nulla da fare. Ora cambia tutto: la progeria continuerà a fare il suo corso, ma c'è una possibilità di cura. Le famiglie sapevano che fino a un tot si arrivava, poi non c'era nulla da fare. Ora non più: si è data una nuova speranza ai ragazzi con questa malattia».



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