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Da scarti agricoli, potenti oli essenziali contro i batteri

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Pubblicato il: 28-02-2019

Da scarti agricoli, potenti oli essenziali contro i batteri © iStock

Sanihelp.it - Gli scarti agricoli delle coltivazioni possono diventare fonti di preziosi oli essenziali dalle elevate proprietà antimicrobiche, una scommessa che è diventata realtà grazie a uno studio realizzato dalle dell'Università di Pisa e Monastir in Tunisia. La ricerca, pubblicata sulla rivista Chemistry and Biodiversity, si è concentrata sulle parti non convenzionali delle carote gialle e arancioni e di alcune varietà di finocchio.

Dalle foglie e dai fusti senza fiori, i biotecnologi, i farmacologi e i fitochimici delle due università hanno estratto e caratterizzato oli essenziali che si sono rivelati efficaci contro vari microorganismi patogeni, fra cui lo stafilococco aureo, il bacillo del fieno, la Salmonella enterica, l’Escherichia coli e la Candida albicans. Il risultato più rilevante si è avuto con l'olio essenziale di finocchio della varietà Azoricum che, nei confronti della candida, si è dimostrato anche più efficace del farmaco antifungino di sintesi di riferimento (amfotericina B).

Nell'ottica di un'economia circolare, i ricercatori hanno utilizzato residui di lavorazione per realizzare un prodotto con un alto valore aggiunto come gli oli essenziali, contribuendo alla riduzione dei rifiuti e ai costi di smaltimento a carico degli agricoltori. Gli scarti agricoli usati per la ricerca sono stati prodotti in Tunisia, con cui il dipartimento di Farmacia dell’Università di Pisa ha da anni rapporti di collaborazione con vari istituti per studiare le piante medicinali, quelle alimentari e i prodotti derivati.

In particolare, i ricercatori pisani hanno eseguito la caratterizzazione chimica di tutti gli oli essenziali tramite analisi gas-cromatografica abbinata alla spettrometria di massa. L’analisi ha permesso di individuare 60 differenti composti: 28 dalle carote a radice arancione, 22 da quelle a radice rossa e 28 dal finocchio, con una caratterizzazione globale della composizione degli oli essenziali pari al 93%. I risultati sono incoraggianti: l’idea è di proseguire la ricerca usando come materiale di partenza anche scarti di altre specie coltivate. Nulla osta in futuro che un'azienda agricola interessata possa utilizzare i suoi scarti per autoprodursi l’olio essenziale oppure, visti i costi da intraprendere per l'acquisto di un distillatore di dimensioni per lo meno artigianali, che si possa creare un consorzio di più imprese.



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Università di Pisa

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