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Microbiota intestinale: influenza il trapianto di midollo?

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Pubblicato il: 19-03-2019

Microbiota intestinale: influenza il trapianto di midollo? © iStock

Sanihelp.it - Il decorso post-trapianto di midollo osseo nei pazienti di età pediatrica risulta influenzato dalle caratteristiche del microbiota intestinale: a sostenerlo due studi coordinati da ricercatori del Policlinico di Sant’Orsola e dell’Università di Bologna e pubblicati, rispettivamente sulle riviste Scientific Reports e BMC Medical Genomics.

Gli studiosi hanno osservato che i bambini che sviluppano complicazioni post-trapianto hanno un microbiota più ricco di batteri resistenti agli antibiotici.

Una capacità, questa, che si consolida e aumenta poi ulteriormente a seguito dell’intervento.

La scoperta apre la strada al futuro utilizzo del microbiota come strumento per riconoscere in anticipo i soggetti più a rischio di sviluppare complicazioni e studiare quindi terapie e profilassi personalizzate.

Gli interventi di trapianto di midollo osseo come tutti i trapianti, non sono esenti dal rischio di sviluppare complicazioni; in particolare, si può scatenare la malattia da trapianto contro l’ospite nota come Graft-versus-Host Desease (GVHD): una reazione con un tasso di mortalità significativo, che può rivelarsi particolarmente pericolosa per i pazienti in età pediatrica.

I dati raccolti dagli studiosi hanno rivelato che il microbiota può influenzare le probabilità di successo di trattamenti antibiotici effettuati su questi pazienti: una caratteristica che può rivelarsi fondamentale per l’esito del trapianto e per il mantenimento della salute nel periodo immediatamente successivo.

«La diffusione di batteri resistenti agli antibiotici è un problema di portata globale che si rivela particolarmente rilevante nei pazienti ematologici, i quali sono infatti costretti a sottoporsi a frequenti profilassi e trattamenti antimicrobici» ha spiegato Riccardo Masetti, docente dell’Università di Bologna attivo all’Unità Operativa di Pediatria del Policlinico di Sant’Orsola che ha coordinato entrambi gli studi.

Nonostante queste precauzioni, però, una procedura come il trapianto di midollo osseo può portare a un aumento della resistenza agli antibiotici, favorito dalla popolazione batterica del microbiota intestinale.

«L’esposizione prolungata all’ambiente ospedaliero – continua Masetti – può favorire l’accumulo di geni con caratteristiche di antibiotico-resistenza nel patrimonio genetico dei batteri che costituiscono il microbiota intestinale. Questa temporanea colonizzazione, soprattutto in pazienti con difese immunitarie già ridotte, può contribuire all’instaurarsi di infezioni e di conseguenza all’aumento del tasso di mortalità a seguito di un’operazione di trapianto».

Entrambi gli studi, in definitiva, portano a pensare che con buona probabilità, in ambito oncoematologico, si utilizzeranno le conoscenze acquisite sul microbiota per personalizzare terapie e profilassi, in modo da individuare in anticipo i soggetti più a rischio di sviluppare complicazioni come la GVHD o infezioni da batteri resistenti agli antibiotici. 



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Redazione- Comunicato stampa

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