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Free from è sinonimo di sano?

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Pubblicato il: 26-03-2019

Acquistare cibi senza lattosio, senza glutine, senza zuccheri, senza uova senza che vi siano reali necessità di evitare determinati nutrienti è una scelta di salute corretta?


Free from è sinonimo di sano? © iStock

Sanihelp.it - Negli ultimi anni il carrello della spesa degli italiani è cambiato: i dati a nostra disposizione permettono di affermare  che i consumatori stanno rimodulando le proprie scelte, talvolta riducendo le quantità dei prodotti secondo la positiva etica dell’anti-spreco, pur di acquistare un determinato alimento, anche più caro, ma corrispondente alle proprie esigenze e aspettative.

Si spiega così la forte crescita dei prodotti free from, quelli senza una o più sostanze, tra cui i senza sale, senza zucchero o senza olio di palma.

Il mercato di questi alimenti conta oggi 11.345 prodotti distribuiti in Italia che vantano la scritta senza sull’etichetta, pari a quasi il 20% di tutti i confezionati.

Un mercato che fa guadagnare all’incirca 7 miliardi di euro, come attestano le vendite che segnano +2% nel periodo agosto 2017-agosto 2018, con punte del +7,8% per i prodotti a ridotte calorie.

Per stare bene in salute e fare scelte alimentari corrette abbiamo bisogno di tutti questi prodotti free from?

A fare chiarezza sull’offerta dei prodotti free from è il Dott. Giorgio Donegani, Tecnologo Alimentare ed esperto di Nutrizione, che a Fa’ la cosa giusta!, allo stand di Milano Ristorazione ha fornito sani consigli durante due conferenze dal titolo Senza questo, senza quello…senza senso!, mettendo in guardia da possibili errori (o falsi miti) alimentari e nutrizionali: «Leggendo un’etichetta o valutando un prodotto, sempre più spesso l’attenzione è rivolta a esaminare quello che non c’è, senza valutare a sufficienza la presenza di ciò che invece ci deve essere, perché serve al nostro organismo e alla bontà dei nostri piatti. In questa azione persuasiva, marketing e packaging sono maestri: il SENZA… ben evidenziato sulla confezione, con caratteri diversi e vistosi, finisce per diventare sinonimo di sano e buono, distraendo da quelle indicazioni, scritte più in piccolo, che sono davvero significative per un giudizio di qualità, prime tra tutte l’elenco degli ingredienti e l’etichetta nutrizionale. È facile e veloce scegliere basandosi sul senza, ma siamo sicuri che sia anche sano?».

E il professor Donegani chiarisce anche : «Per molti alimenti senza non c’è certezza che facciano bene alla nostra dieta. Sono solo supposizioni, perché al momento non esistono evidenze scientifiche sul rapporto causa-effetto. Siamo in una fase di rodaggio, stiamo testando la bontà di questi nuovi prodotti entrati nel nostro paniere, ma prima di avere conferme certe occorrerà del tempo. Per millenni la nostra alimentazione si è basata su cibi, pietre miliari della nutrizione e della dieta sana, come latte, uova, farina; oggi sembra che il consumatore voglia dimenticare questa consolidata tradizione, desiderando assaporare il nuovo. Si tratta quindi di alimenti, compresi i cibi senza, che devono ancora superare la prova del nove prima di poterne accreditare la bontà e efficacia – migliore, identica o con qualche carenza – sulla salute».

Quindi i cibi senza sono da demonizzare?

A rispondere con saggezza all’interroggativo è ancora il professor Donegani: «Nulla è mai da demonizzare, ma tutto va approcciato con spirito critico: gli alimenti senza glutine sono vitali per chi è celiaco, ma non migliorano certo l’alimentazione di chi il glutine lo tollera benissimo. Allo stesso modo, gli alimenti senza sale sono utili per chi ha problemi di ipertensione o insufficienza renale, ma perché rinunciare a uova e latte se non si è allergici, intolleranti o vegani?».

Il professor Donegani conclude affermando: «Gli alimenti senza hanno una così grande diffusione perché sono presentati come una scorciatoia che semplifica e velocizza le scelte di salute. C’è da dire che oggi la ricerca e la scienza della nutrizione hanno definito con precisione i criteri per valutare la qualità nutritiva dei cibi e inquadrarne il consumo in una dieta sana, tenendo conto della quantità e della frequenza di consumo. Per il consumatore, però, seguire questi criteri può essere impegnativo: è certamente più comodo pensare che esistano semplicemente alimenti buoni a cui affidarsi ciecamente e alimenti cattivi da escludere tassativamente, per garantirsi il massimo benessere. Una semplificazione che ha l’effetto di deresponsabilizzare il consumatore rispetto alla gestione della propria salute: individuando nei cibi etichettati come cattivi dei facili colpevoli a cui attribuire ogni responsabilità, si dimentica che il benessere è sempre frutto di uno stile di vita complessivo, fondato su un’alimentazione sana ed equilibrata, su un giusto livello di attività fisica e su una vita di relazione appagante.  Considerazioni, queste, che dovrebbero fare riflettere su come è mutato nel tempo il nostro rapporto con il cibo».



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Redazione -Comunicato Stampa

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