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Epatite E endemica anche in Italia: rischi in gravidanza

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Pubblicato il: 09-04-2019

Epatite E endemica anche in Italia: rischi in gravidanza © iStock

Sanihelp.it - L'epatite E è un’infezione spesso sottovalutata e non sempre rapidamente diagnosticata. I dati disponibili sulla presenza di anticorpi nel sangue di italiani sani fanno ipotizzare che l’infezione sia frequente anche in chi non ha mai viaggiato fuori dal Paese, anche se spesso si risolve senza dare malattia evidente. Si tende ancora a sospettare l’infezione e a svolgere le appropriate indagini su HEV solo in chi ha soggiornato nelle zone endemiche, soprattutto in Asia.

L’epatite E è forse la meno nota tra le epatiti virali, ma è da tempo una sorvegliata speciale. Secondo alcuni esperti, un terzo della popolazione mondiale è venuta in contatto con questo virus e, ogni anno a livello globale, 20 milioni di persone contraggono queste infezioni e fino 600mila persone muoiono, quasi tutte nei Paesi in via di sviluppo. 

A differenza dell’epatite A, B, C e Delta, l’infezione da epatite E registra un aumento di casi autoctoni (cioè non legati a viaggi in aree endemiche). La percentuale di mortalità è stimata tra l’1 e il 3%. Sulle donne in gravidanza la percentuale si innalza fino al 15-25%. Non sono ancora note le cause del perché l’esito letale avvenga soprattutto nel terzo trimestre di gestazione (quando la letalità può raggiungere il 5-25%), ma l’ipotesi più accreditata è quella di un ruolo di fattori immunologico che limitino nella gravida la capacità di combattere il virus.

Diffusa soprattutto in Asia meridionale, studi sieroepidemiologici hanno evidenziato un’elevata presenza di anticorpi dell’epatite E, il 5-20%, anche nella popolazione sana di molti Paesi industrializzati, il che testimonia un contatto con il virus anche in Europa dove dunque è diventato endemico. In Italia, in particolare, una recente indagine ha riscontrato che l’8,6% della popolazione italiana ha gli anticorpi dell’epatite E.

L’infezione è nel 90% dei casi asintomatica, mentre può causare epatiti acute e croniche negli immunodepressi. La causa principale di contagio è alimentare (soprattutto carne cruda di maiali e cinghiali ma anche polli e tacchini) come sembrerebbe dimostrare la predominanza del dato nelle regioni del centro Italia in cui è maggiore il consumo di alimenti come le salsicce di fegato, le principali sospettate. Oltre al consumo di alimenti con carne infetta, alla trasmissione oro-fecale, alle acque contaminate e alla trasmissione verticale madre-figlio esiste anche il rischio di trasmissione attraverso trasfusioni di sangue infetto. Al momento esiste un vaccino per HEV commercializzato solo in Cina.

La migliore prevenzione quindi consiste nel porre attenzione all’igiene, al consumo alimentare e di acque di sospetta derivazione nonché sensibilizzare verso la velocità di analisi per individuare nel più breve tempo possibile l’infezione, attraverso lo sviluppo tecnologico di soluzioni diagnostiche certificate.



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Clonit, research, development and manufacturing for diagnostics in molecolar biology

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