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Giovani: uno su due bocciato in materia sessuale

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Pubblicato il: 16-04-2019

Rapporti non protetti e poca conoscenza delle malattie sessualmente trasmissibili: questa la sessualità tra i giovani, secondo l'indagine annuale di Skuola.net.


Giovani: uno su due bocciato in materia sessuale © iStock

Sanihelp.itAnche nel 2019 la maggior parte di ragazze e ragazzi non può essere promosso in tema di sessualità. Hanno fonti di informazione sbagliata e troppi tabù li portano ancora a cattive abitudini: circa la metà dei ragazzi sessualmente attivi non usa il preservativo, altrettanti non conoscono quali siano le malattie sessualmente trasmissibili. È quanto emerge dell’indagine 2019 dell’Osservatorio Giovani e Sessualità di Skuola.net, svolta in collaborazione con Durex e con il Laboratorio di studi longitudinali in Psicologia dello sviluppo dell’Università di Firenze, intervistando 10.507 ragazzi dagli 11 anni in su.

4 giovani su 5 hanno perso la verginità entro i 18 anni: il 40% tra i 15 e i 16 anni, il 29% tra i 17 e i 18 anni; il 13% addirittura tra 13 e 14 anni. Il dato più interessante (e apparentemente confortante), però, è che i primi rapporti coincidono anche con il primo utilizzo degli strumenti di protezione, preservativo su tutti. Però, poi, solo il 52% continua a usarlo sempre. Gli altri, sia che abbiamo una relazione stabile o rapporti occasionali, pensano di non correre rischi.

Non hanno paura delle malattie sessualmente trasmissibili perché non le conoscono: delle oltre 30 esistenti, la maggior parte ne arriva ad elencare 2 o 3 oltre l’AIDS. Uno su 4 ignora che possano essere asintomatiche, 2 su 5 che possano portare all’infertilità. Complessivamente, la metà dei 10mila giovani intervistati non supera le domande chiave sulla conoscenza di tali malattie (non sapendo neppure distinguere tra infezioni veneree e non).

Lacune che, inevitabilmente, si riflettono in una scarsa cura del proprio corpo. Più di 2 giovani su 3 – il 67% - non si sono mai sottoposti a una visita ginecologica/andrologica, il 21% lo ha fatto una volta sola, solamente per il 12% è una consuetudine. La frequenza di visite specialistiche aumenta man mano che si cresce: tra i maggiorenni più della metà (50%) si è fatto controllare (circa 1 su 4 lo fa periodicamente). Ma la differenza la fa anche l’attività sessuale: tra chi ha avuto rapporti completi, il 52% non è mai andato dal ginecologo/andrologo, mentre tra chi è ancora vergine, solo il 26% si è fatto visitare almeno una volta. In generale, poi, appena 1 su 10 ha fatto un test per l’HIV o per le altre infezioni sessualmente trasmissibili.

Del resto, per qualsiasi dubbio in materia di sesso, il 64% degli interpellati si rivolge a Google, il 38% parla con i coetanei e il 27% col partner (fonti comunque parziali e poco attendibili). Quasi mai nell’elenco delle persone da consultare ci sono i genitori (li menziona solo il 27%) mentre un 11% non chiede a nessuno.

Da dove partire per invertire la rotta ed evitare la deriva? Sicuramente dalla scuola. Chi ha svolto un corso di educazione sessuale a scuola è decisamente più preparato degli altri ad affrontare questi argomenti: un miglioramento che oscilla dal 10 al 20 per cento a seconda degli argomenti. Peccato che solo 3 ragazzi su 5 abbiano affrontato l’argomento a scuola e che bisognerebbe lavorare sulla qualità dei corsi e dei formatori, alla luce della crescente dimensione digitale dell’affettività, che sta scoprendo fenomeni antichi amplificati (pornografia) nuovi (sexting) e relative conseguenze (revenge porn).

Attualmente, infatti, oltre il 60% dei ragazzi che hanno partecipato alla ricerca ha visto video o materiali porno; 1 su 5 si dichiara consumatore abituale, grazie anche alle nuove tecnologie che li hanno resi più accessibili. A farlo nettamente di più i maschi (76%) delle femmine (52%). L’apice (67% di fruitori) si registra proprio nel momento della presa di consapevolezza della propria sessualità (15-18 anni). Ma anche i più piccoli, che non hanno gli strumenti interpretativi adeguati, non sono immuni: tra gli 11 e 14 anni quasi la metà ha già avuto un contatto con materiale porno. Il motivo? Quasi sempre (77%) per eccitarsi da soli, spesso per curiosità (51%) o per apprendere nuove pratiche sessuali (31%).

Per quanto riguarda il sexting, ovvero lo scambio di materiale intimo (foto, video, ecc) attraverso chat e social network. Il 40% del campione afferma di averlo fatto (inviando e/o ricevendo contenuti) almeno una volta. E, vero dato allarmante, il 15% lo ha fatto anche con degli sconosciuti (il 52%, invece, lo ha fatto solo con il partner; il restante 33% con persone che conosceva). Ma, una volta entrati nel sistema, di quei contenuti si perde il controllo, esponendo i protagonisti al cosiddetto revenge porn. Un rischio troppo grande, soprattutto alla luce dei motivi che spingono a farlo: il 31% per eccitarsi col partner, il 25% per scherzare con gli amici, il 14% per noia o per eccitarsi da solo, l’8% perché lo fanno tutti.



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comunicato stampa

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