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Passato e futuro

Barriere architettoniche a 30 anni dalla legge

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Pubblicato il: 03-05-2019

Barriere architettoniche a 30 anni dalla legge © iStock

Dopo esattamente 30 anni dall'emanazione della legge dedicata al superamento e all'eliminazione delle barriere architettoniche, è possibile fare un bilancio su quanto è stato fatto, quanto ancora c'è da fare e quali sono le problematiche da affrontare nel prossimo futuro.

In linea generale è possibile osservare che anche se l'emanazione della legge ha comportato l'adozione e l'installazione di nuovi dispositivi di supporto per la mobilità di anziani, disabili e persone con problemi di deambulazione, primi tra tutti i montascale, queste azioni hanno riguardato principalmente gli edifici di nuova costruzione, e in particolare i nuovi condomini alti più di due piani fuori terra, ma hanno toccato solo marginalmente gli edifici preesistenti rispetto al 1989, data di emanazione del decreto.

Vediamo di approfondire la questione per capire l'origine di tale disparità, e quali sono le azioni che possono essere messe in atto per favorire un adeguamento di tutte le tipologie di edifici ai principi dell'accessibilità e della libertà di movimento.

Una legge innovativa

La legge n. 13 del 1989 "Disposizioni per favorire il superamento e l'eliminazione delle barriere architettoniche negli edifici privati", applicata con il successivo Decreto del Ministero dei Lavori Pubblici n. 236 del 1989, ha formalmente rappresentato una svolta importante sul tema dell'accessibilità in generale, e della disabilità in particolare.

La prima legge che si era interessata ai problemi e alle necessità delle persone disabili era infatti vecchia di circa 20 anni, la n. 118 del 1971, e si era interessata principalmente a certificare lo stato di disabilità civile, prevedendo alcuni benefici, assegni contenuti e collocamenti speciali per i soggetti ai quali veniva riconosciuta tale condizione.

La carica innovativa del decreto del 1989 sta infatti i diversi punti: intanto, esso esplicita che l'accessibilità è una caratteristica indispensabile di tutti gli spazi costruiti, che esula dalla discrezionalità del progettista e del costruttore.

Inoltre ha affrontato nello specifico il problema dell'accessibilità e della fruizione nell'ambito dell'edilizia privata, trascurata rispetto a quella pubblica nelle normative precedenti, dando indicazioni utili anche per ciò che riguarda i luoghi di lavoro e quelli deputati allo svago, alla vacanza, allo sport e al tempo libero, e fornendo utili indicazioni per quei privati che svolgono un'attività commerciale e desiderano essere a norma, garantendo servizi di qualità ai propri avventori.

Superamento VS abbattimento delle barriere architettoniche: una questione aperta

Tuttavia, secondo il Presidente della Federazione Nazionale per l’Abbattimento delle Barriere Architettoniche (FIABA) Giuseppe Trieste, nonostante il valore fortemente innovativo della legge del 1989, da un primo bilancio a 30 anni di distanza c'è ancora molto lavoro da fare e molte norme e procedure da formalizzare.

Questo riguarda non tanto le nuove installazioni e l'adozione di apparecchi per il superamento delle barriere architettoniche, quanto gli interventi di adeguamento, risanamento e restauro degli edifici preesistenti, e l'erogazione di contributi efficaci per favorire tali interventi al servizio dell'accessibilità, non solo da parte di soggetti pubblici, ma soprattutto di soggetti privati.

Anche se molti privati hanno provveduto a rendere accessibile il proprio appartamento e condominio, concordando in assemblea condominiale l'installazione ex novo di montascale, mini ascensori e altri dispositivi di supporto per la mobilità, molti altri ancora aspettano i contributi del Fondo speciale per i rimborsi di opere di abbattimento di barriere architettoniche, istituito dalla legge, per essere rimborsati delle spese già sostenute per le azioni di abbattimento e risanamento, che risultano molto più ingenti e onerose.

Le legge infatti sembra trascurare la questione del patrimonio edilizio esistente, applicando le sue normative agli interventi inquadrabili nell'ambito delle ristrutturazioni e trascurando invece tutti quegli interventi che riguardano il recupero, il restauro e il risanamento, anche a scopo conservativo, degli edifici che non sono nuove costruzioni.

Inoltre manca chiarezza e uniformità anche per quanto riguarda i requisiti tecnici e le misure necessarie per garantire l'accessibilità e la visitabilità: mancano infatti criteri omogenei e condivisi per ciò che concerne la larghezza dei corridoi o delle aperture, l'altezza e il posizionamento degli impianti funzionali, soprattutto per quanto riguarda gli alloggi plurifamiliari privi di parti comuni o gli alloggi unifamiliari.

Anche se potrebbe non sembrare, si tratta di indicazioni fondamentali: intanto per evitare di compiere delle azioni di adeguamento e costruzione che potrebbero dover essere rifatte o smantellate a seguito di una futura definizione di tali criteri; inoltre per garantire a tutte le persone l'accessibilità di luoghi e ambienti, siano essi disabili, anziani, persone obese, mamme o persone con patologie o altri problemi di deambulazione, per i quali anche un semplice scalino o una porta troppo stretta può rappresentare un ostacolo e un impedimento insormontabile.

Secondo Trieste, per migliorare la legge e uniformare in maniera armonica il quadro normativo riguardante l'accessibilità e la disabilità, un primo passo nella giusta direzione potrebbe essere fatto ripristinando la Commissione tecnica, prevista dall'articolo 12 della legge ma smantellata nel 2006.

Tra i primi atti, la Commissione potrebbe occuparsi di fornire delle precise prescrizioni tecniche sugli interventi da fare, migliorando sensibilmente l'operatività del decreto e proteggendo gli investimenti di chi desidera mettere la sua attività a norma o adeguare la sua casa in un'ottica di inclusione e accessibilità.



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