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World Lupus Day

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Pubblicato il: 10-05-2019

World Lupus Day © iStock

Sanihelp.it - Anche quest’anno, per il 16.mo anno consecutivo, il 10 maggio ricorre il World Lupus Day.  

La giornata è contraddistinta dallo slogan Let’s join together to fight Lupus - Uniamoci per combattere il Lupus, una malattia cronica e autoimmune che colpisce bambini (5 su 1milione) e adulti di tutto il Pianeta, in prevalenza donne (il rapporto femmine/maschi è di 9 a 1).

 Il Gruppo LES Italiano è presente all’appuntamento mondiale del 10 maggio con iniziative su tutto il territorio.

«Si tratta di una malattia cronica autoimmune, sistemica che interessa più organi e che presenta una serie di anomalie immunologiche. Vale a dire che il sistema immunitario produce auto-anticorpi atti ad aggredire e distruggere l’organismo. Questo provoca una serie di infiammazioni generalizzate. Non si conoscono le cause, ma si pensa siano implicati fattori genetici e ambientali», spiega Stefano Stisi, Direttore della Reumatologia dell’AO San Pio, Presidio Gaetano Rummo di Benevento e Past President del Collegio Reumatologi Italiano (CReI). 

«Può presentarsi sia in età pediatrica che adulta. Ma, in genere, interessa le donne perlopiù tra la seconda e la quarta decade, in età fertile. Di solito, il dolore che riferiscono i pazienti, la stanchezza generalizzata, l’inappetenza, la perdita di peso e le febbricole sono sintomi che fanno richiedere approfondimenti allo specialista reumatologo. Altri segni che possono essere presenti si manifestano sulla cute con eritemi a farfalla o chiazze sul corpo, alopecia, o fenomeno di Raynaud. In genere, l’esposizione al sole può causare peggioramenti dei sintomi», continua Stefano Stisi, ricordando che dal 16 al 18 maggio si apriranno le porte del XXII Congresso Nazionale CReI presso l’NH Villa Carpegna di Roma e che il LES sarà uno degli argomenti di una delle tavole rotonde a cui si siederanno gli esperti reumatologi provenienti da tutta Italia.

Come mai molti pazienti riferiscono che servono anni per arrivare a una diagnosi? «Questa è una delle testimonianze che ascoltiamo più di frequente», fa notare Augusta Canzona. «Sappiamo che se non diagnosticato precocemente, il LES può condurre a esiti molto gravi e a volte a un coinvolgimento irreversibile degli organi. A volte, ci sono aggravamenti improvvisi e la necessità di cure più intense, estese e costose sotto diversi profili. La qualità della vita, quindi, può decadere drasticamente», afferma la Presidente del Gruppo LES.

«Spesso, l’esordio caratteristico della malattia non evidenzia moltissimi dei sintomi che fanno immediatamente pensare al LES. Di solito, l’evoluzione della patologia è lenta e graduale e può servire anche diverso tempo prima di arrivare agli esperti reumatologi e/o immunologi clinici che si faranno carico della persona malata. Molte volte, succede che il paziente viene inviato da altri specialisti per fare altri tipi di accertamento. Sulle malattie reumatiche e, dunque, anche sul LES c’è ancora molta strada da fare. Dovremmo lavorare ancora di più con i medici di medicina generale per offrire loro ancora più strumenti per diagnosticarle in modo sempre più tempestivo», sostiene Stefano Stisi.

«Abbiamo diverse terapie mutuate da altre branche della medicina: cortisonici, immunosoppressori che vengono utilizzati anche nelle cure oncologiche, e antimalarici di sintesi. Da pochissimi anni è stato messo in commercio il primo farmaco per il LES, il cui principio attivo è il belimumab, un anticorpo monoclonale», spiega Stefano Stisi. 

Questi trattamenti farmacologici possono compromettere o impedire una gravidanza, dato che la malattia si manifesta perlopiù nelle donne in età fertile?

«Oggi, assolutamente no. Dobbiamo sfatare questo falso mito, e ricordare che è importante non sospendere i farmaci autonomamente e che si comunichi al medico il desiderio di avere un figlio in modo da adeguare le terapie. In alcuni casi, a seconda della situazione individuale, si possono fare anche trattamenti per prevenire alcune complicanze o per gestirle insieme a un’équipe di medici nel caso si dovessero presentare. È bene però dire che i fattori di rischio sono più alti che in una donna che non ha questa patologia e che la possibilità di aborto spontaneo è più frequente», conclude Stefano Stisi. 



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Redazione- Comunicato stampa

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