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Storia di un campione è stato tale anche nell'accettarsi

Niki Lauda e quelle cicatrici sul viso

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Pubblicato il: 24-05-2019

Niki Lauda e quelle cicatrici sul viso © Rete

Sanihelp.it - Pilota leggendario, lungimirante imprenditore, uomo di straordinario coraggio, Niki Lauda è rimasto Niki Lauda anche dopo il terribile incidente del 1976 al Nurburgring. Anzi, è stato più campione e più mito che mai, conquistando a soli 42 giorni dal terribile impatto il Gran Premio d'Italia. Il suo viso segnato dalle cicatrici è entrato con lui nella storia dell'automobilismo e non solo, grazie anche a una straordinaria capacità di accettarsi e non mollare, fino alla fine.

Gli esiti da ustione non riguardano solo i campioni, inutile dire. E nella stragrande maggioranza dei casi costituiscono un problema con cui è difficile convivere, per le implicazioni estetiche ma anche per quelle funzionali, spesso correlate. Per tutte queste ragioni, l'ustione può diventare un trauma che impedisce di tornare a condurre una vita normale. «Per Niki Lauda non è stato così – dice  Marco Klinger professore di Chirurgia Plastica all'Università degli Studi di Milano - Ero tra il pubblico con mio fratello, quando Lauda è ritornato a correre a Monza: un'emozione pazzesca . Non ha mai voluto sottoporsi a interventi di chirurgia plastica che gli avrebbero permesso di essere più 'bello'. Può sembrare strano da parte di un chirurgo plastico, ma trovo questa scelta completamente da rispettare. Semplicemente non era interessato all'aspetto estetico, almeno al suo».

Cosa succede dopo l'ustione

«Il tessuto cicatriziale che si forma in seguito a un'ustione tende a tirare. La conseguenza può essere una limitazione nei movimenti che, quando è relativa al volto, altera la mimica facciale». Ma qualcosa si può fare, anzi: molto si può fare. Le classiche soluzioni in arrivo dalla chirurgia plastica per affrontare questi casi sono i lembi (parti di tessuto vicine a quelle lesionate, che vengono girati) e gli innesti (porzioni di tessuto che vengono completamente staccate dall'area donatrice e trasferite in quella da ricostruire). «Ma la vera rivoluzione è rappresentata dal lipofilling – dice ancora Klinger -, tecnica che consiste nel prelevare dal paziente piccoli quantitativi di grasso dai punti in questo è naturalmente presente, come spesso i fianchi, l'addome o i glutei». Il materiale ottenuto viene poi sottoposto ad alcuni processi in sala operatoria e quindi iniettato nel tessuto cicatriziale, con l'effetto di renderlo più morbido, elastico e vitale. «È stato dimostrato che il nostro grasso è ricco di cellule staminali adulte – spiega Klinger, autore di importanti studi sul lipofilling – e questo spiega il perché del processo rigenerativo che si attiva in seguito al trattamento. E poi, rispetto a tecniche francamente chirurgiche come i lembi e gli innesti, il lipofilling ha il vantaggio di essere poco invasivo. La piccola lipoaspirazione che permette di reperire il grasso comporta un'incisione di pochi millimetri e per il trasferimento nel tessuto cicatriziale è sufficiente usare un ago: sono aspetti molto importanti per chi ha già subito un trauma e cure spesso impegnative e dolorose».



FONTE - CONFLITTO DI INTERESSI FONTE - CONFLITTO DI INTERESSI:
redazione - intervista prof. Marco Klingher

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