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Conosci l'acne inversa? Colpisce le zone più intime

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Pubblicato il: 24-06-2019

Conosci l'acne inversa? Colpisce le zone più intime © iStock

Sanihelp.it - Lesioni nodulari dolorose nelle pieghe del corpo, quali ascelle e inguine, e nella regione ano-genitale. Sono i segni dell’idrosadenite suppurativa, conosciuta anche come acne inversa. Una malattia che non si può più definire rara, ma che anzi appare in continua crescita, anche grazie alla messa a punto di strumenti diagnostici sempre più accurati e al contributo dell’ecografia. Per approfondirla i dermatologi di SIDeMaST sono stati invitati a partecipare a uno studio multicentrico mondiale. Sono otto i centri della Penisola che partecipano allo studio, che ha l’obiettivo di verificare se un farmaco biologico antagonista dell’interleuchina 17, già testato contro la psoriasi, sia efficace anche nell’idrosadenite.

Sono circa 2.500 gli italiani che devono fare i conti con l’idrosadenite suppurativa, malattia della pelle finora poco conosciuta che interessa principalmente persone giovani e che può peggiorare moltissimo la qualità di vita. La patologia è di tipo infiammatorio e coinvolge i follicoli piliferi e le ghiandole sudoripare apocrine. Sebbene ci sia una prevalenza in età giovanile, soprattutto nei casi familiari, può presentarsi anche in età  avanzata ed è spesso associata a malattie infiammatorie croniche intestinali, come il morbo di Crohn e la rettocolite ulcerosa. Tra i fattori di rischio e di peggioramento: l’obesità e il fumo. 

Nella maggioranza dei casi l’idrosadenite si presenta in forma lieve, con lesioni nodulari minime trattabili con la disinfezione e la terapia antibiotica locale. Quando si manifesta invece con lesioni infiammatorie, è necessario ricorrere ad antibiotici per via orale ed, eventualmente, valutare l’opzione chirurgica, in particolare per gli ascessi cutanei. L’acne inversa può anche dare esiti gravi, in grado di debilitare il malato, compromettere la sua qualità della vita e condizionarne la sfera sociale, sessuale e lavorativa.

In questi casi si ricorre all’adalimumab, un farmaco biologico che va ad agire contro la citochina TNF-alfa, un mediatore dell’infiammazione: l’unico biologico attualmente autorizzato per la cura dei casi moderati-gravi, è caratterizzato da un ottimo profilo di efficacia e sicurezza. Tuttavia, non tutti i malati rispondono a questa terapia: per questo la ricerca italiana si sta impegnando per mettere a punto farmaci sempre più selettivi in grado di bloccare le altre vie fisiopatologiche della malattia. 

Molto spesso ancora oggi l’idrosadenite viene interpretata come una semplice follicolite. Le sedi specifiche e la ricorrenza dei sintomi sono segnali, invece, che devono condurre a una corretta diagnosi e predisporre la cura giusta. È importante che non si trascuri quanto questa malattia sia debilitante e in grado di impattare sulla vita di tutti i giorni e si consideri, in alcuni casi, la necessità del supporto psicologico. 



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