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Roberta Lanfranchi, ballerina per la displasia dell'anca

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Pubblicato il: 18-06-2019

La conduttrice è nata con una problema congenito all'articolazione che l'ha costretta a portare un divaricatore ma che le ha anche aperto la strada della danza.


Roberta Lanfranchi, ballerina per la displasia dell'anca © Rete

Sanihelp.it - «Sono nata con una displasia all’anca destra che nel tempo ha determinato l’intero corso della mia vita» ha raccontato Roberta Lanfranchi in una intervista a OK salute e benessere. Molti la chiamano lussazione congenita, ma, più precisamente, la displasia è un’alterazione della posizione dell’anca: in pratica la testa del femore, cioè l’osso della coscia, non si innesta perfettamente nell’acetabolo, la parte concava del bacino che la ospita, rischiando di uscire e risultando leggermente deviata verso l’esterno. Il movimento dell’articolazione, di conseguenza, ne risente e aumenta il rischio di lussazione vera e propria dell’articolazione.

«Ho iniziato a camminare intorno ai due anni, quindi più tardi rispetto agli altri bambini. Ed è stato proprio quando muovevo i primi passi che mia mamma si è accorta che qualcosa non andava: le mie gambe non erano perfettamente simmetriche. Il motivo è stato subito svelato all’Istituto ortopedico Rizzoli di Bologna, dove gli specialisti hanno riscontrato la lussazione congenita. E così ho cominciato a sottopormi a una serie di visite e di terapie fisiche cicliche» ha ricordato la Lanfranchi, costretta anche a portare un fastidioso divaricatore d’acciaio per circa un paio di anni.

A 4 anni ha infatti potuto abbandonarlo e rinunciare anche alla fisioterapia a una condizione: iscriversi a un buon corso di danza classica. « A quell’età, ovviamente, consiste semplicemente in una serie di esercizi propedeutici, utilissimi, nel mio caso, a restituire alle mie gambette tono ed elasticità muscolare, oltre che forza e stabilità» ha spiegato. «Non potevo immaginare che quel momento avrebbe indirizzato tutte le mie future scelte professionali: giorno dopo giorno, me ne sono letteralmente innamorata. Dalla classica sono passata alla danza moderna, trasformandola nella mia professione e dimenticandomi completamente di quel vecchio problema che ormai era del tutto superato».

A 40 anni il dolore all’anca è tornato, complice anche la scelta di altre discipline fisiche più impegnative, come il crossfit. I primi sintomi sono stati però ignorati: «Soltanto un anno fa, non potendo più sopportare il dolore, ho ripreso a sottopormi regolarmente a sedute di tecarterapia, fisioterapia e ginnastica posturale, che stanno cominciando a sortire i loro effetti» ha concluso la conduttrice attualmente impegnata in radio. «E intanto metto in atto piccoli accorgimenti pratici, come dormire senza cuscino perché mi dà sollievo alla schiena e alle gambe, fare piccoli esercizi di stretching quando il fastidio aumenta e alternare continuamente, anche più volte al giorno, l’altezza dei tacchi delle scarpe, passando dalle sneakers al tacco alto a seconda di come mi sento».



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Ok salute e benessere

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