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Orticaria: sole, sabbia e mare, occhio al prurito estivo

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Pubblicato il: 01-07-2019

Orticaria: sole, sabbia e mare, occhio al prurito estivo © iStock

Sanihelp.it - Una giornata in spiaggia, il caldo, la sabbia che gratta sulla pelle, l’acqua di mare che lascia addosso un velo di sale. Magari un pasto leggero con una macedonia di fragole o pesche e poi l’aperitivo con un bicchiere di vino bianco gelato. E poi alla sera eccoci coperti di pomfi arrossati e pruriginosi, vittime di un prurito che non dà tregua neppure di notte. È l’orticaria, un problema che almeno una volta nella vita colpisce circa 5 milioni di italiani e che in estate diventa molto più frequente per colpa della maggiore irritazione cutanea dovuta a caldo, sole e sudore e del consumo più frequente di alimenti come pesche, fragole o vini che contengono solfiti.

L’essenziale è arrivare a una diagnosi individuando la sostanza o la situazione associata ai sintomi, come sottolineano gli esperti della Società Italiana di Allergologia, Asma e Immunologia Clinica: a volte però non si riesce a identificare la causa, l’orticaria dura a lungo e in questi casi si parla di orticaria cronica spontanea, di cui soffrono circa 600.000 italiani.

Nel 30% dei casi questa orticaria è insensibile agli antistaminici e si deve ricorrere al cortisone, gravato però da grossi effetti collaterali se la terapia diventa a lungo termine. Per circa 5000 malati, i più complessi, la soluzione potrebbe essere una terapia con farmaci biologici ma solo poco più di 2000 la stanno seguendo: erogare a tutti omalizumab, l’anticorpo monoclonale approvato per l’orticaria cronica, costerebbe da 15 milioni a un massimo di 25 milioni di euro, mentre i costi diretti e indiretti di un’orticaria trattata in maniera inefficiente ammontano a circa 40 milioni di euro l’anno fra eventi avversi da cortisonici e assenze dal lavoro. A oggi il Sistema Sanitario rimborsa la terapia per un massimo di 11 mesi, che per alcuni casi più complessi possono essere insufficienti.

Per ridurre i fastidi d'estate, aiutano le docce fresche con acqua dolce subito dopo i bagni in mare, ripararsi con cappelli e magliette quando il sole è intenso e fare attenzione alla dieta, evitando ciò che ci si accorge può scatenare il prurito. Può essere utile, in un limitato numero di casi, un’alimentazione a basso contenuto di additivi (coloranti o conservanti) o priva di alimenti ad alto contenuto di istamina o che provocano liberazione di istamina. Questi i cibi da evitare: formaggi stagionati e fermentati, albume d’uovo, cacao/cioccolato, pesce fresco conservato – tonno, sardine, acciughe, aringhe, salmone, crostacei e frutti di mare.



FONTE - CONFLITTO DI INTERESSI FONTE - CONFLITTO DI INTERESSI:
XXXII Congresso Nazionale della Società Italiana di Allergologia, Asma e Immunologia Clinica

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