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Stimolazione magnetica statica per rallentare la SLA

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Pubblicato il: 01-07-2019

Stimolazione magnetica statica per rallentare la SLA © iStock

Sanihelp.it - La Sclerosi laterale amiotrofica (Sla) è una patologia neurodegenerativa a progressione rapida e prognosi infausta: fin’ora non esistono terapie in grado di modificare in modo significativo il decorso di malattia.

Ricercatori dell’Università Campus Bio-Medico di Roma e dell'Istituto Auxologico Italiano IRCCS di Milano, grazie al finanziamento della Fondazione Nicola Irti per le opere di carità e di cultura, stanno per iniziare una collaborazione per il progetto pilota che studia l'efficacia della stimolazione magnetica statica della corteccia cerebrale per ridurre la progressione proprio della Sla.

A partire dal 2004, una serie di studi preliminari condotti dal professor Vincenzo Di Lazzaro, direttore dell'unità operativa complessa di Neurologia del Policlinico Universitario Campus Bio-Medico, hanno suggerito che è possibile rallentare significativamente la progressione della Sla utilizzando tecniche di stimolazione magnetica cerebrale non invasiva.

Elemento innovativo della sperimentazione in partenza è l'applicazione della stimolazione elettroceutica non in ospedale,  ma al domicilio del paziente, per valutare l'efficacia di una stimolazione ripetuta e protratta.

«Oggi -  spiega il professor Vincenzo Di Lazzaro - abbiamo finalmente a disposizione una metodica di stimolazione che i pazienti possono utilizzare facilmente a casa loro tutti i giorni. La nostra speranza è che una stimolazione cerebrale transcranica prolungata possa avere una maggiore efficacia nel ridurre la progressione della Sla. Infatti, da molti anni abbiamo dimostrato che la stimolazione magnetica effettuata per brevi cicli sembra determinare una lieve riduzione della velocità di progressione della malattia. Con questa nuova sperimentazione faremo per la prima volta il salto da una forma di stimolazione episodica in ospedale ad una stimolazione protratta e prolungata che i pazienti potranno gestire autonomamente venendo in ospedale solo per i periodici controlli» conclude Di Lazzaro.



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Università Campus Biomedico

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