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Il diabete può accorciare la vita fino a 6-7 anni

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Pubblicato il: 23-07-2019

Il diabete può accorciare la vita fino a 6-7 anni © iStock

Sanihelp.it - Si stima che in media una diagnosi di diabete all’età di 40 anni riduca l’aspettativa di vita di circa 6 anni negli uomini e di circa 7 anni nelle donne e che la metà di questa riduzione sia imputabile alle malattie cardiovascolari. Sono alcuni dei dati del 12th Italian Diabetes Barometer Forum organizzato da Italian Barometer Diabetes Observatory Foundation.

Nel mondo, secondo i dati dell’iniziativa Global Burden of Disease della World Health Organization, nel 2017 l’iperglicemia è stata responsabile di 6,53 milioni di decessi, passando, tra le cause di morte, dal sesto posto di 10 anni fa al terzo posto fra gli uomini e al secondo fra le donne, con un aumento di circa il 27% dei casi. Questa tendenza negativa è evidente anche per quanto riguarda gli anni di vita persi ponderati per disabilità, che sono aumentati del 25,5% rispetto al 2007, superando così i 170 milioni. Inoltre, la prima causa di morte a livello mondiale, per entrambi i sessi, è l’ipertensione arteriosa e la quarta fra gli uomini e terza fra le donne l’eccesso ponderale, due condizioni spesso presenti nella maggioranza delle persone con diabete.

Il 53% dei decessi associati a iperglicemia è dovuto a cause cardio-cerebrovascolari, in particolare 2,27 milioni di morti per malattie cardiache ischemiche e 1,19 milioni per ictus; si stima che ogni minuto nel mondo muoiano 6-7 persone per malattie cardiovascolari legate al diabete.

In Italia, secondo i dati Istat del 2017, a fronte di una prevalenza media di malattie cardiologiche tra gli over 45 del 7,5%, quella tra persone con diabete è pari a circa il 17,1%, ben oltre il doppio di quella rilevata per i non diabetici: 6,4%. Un problema che interessa soprattutto gli anziani, destinato a crescere in termini assoluti con l’invecchiamento della popolazione. Per esempio, tra le persone con diabete di 45-64 anni la prevalenza di malattie cardiache è pari al 10,6% contro una prevalenza del 19,4% tra i 65-74enni con diabete, che arriva fino al 27,1% se si prende in considerazione solo la categoria dei maschi con diabete di questa fascia di età. 

Da una recente indagine promossa dall’International Diabetes Federation in partnership con Novo Nordisk è emerso che una persona su quattro non era consapevole del ruolo svolto dall’ipertensione e dal sovrappeso, una su tre ignorava che iperglicemia, ipercolesterolemia, fumo e inattività fisica aumentano il rischio cardiovascolare e circa una su due non conosceva l’importanza di elevati livelli di stress, del diabete di lunga durata e di un’età oltre i 65 anni.

Nel nostro Paese, la conoscenza dei fattori di rischio cardiovascolare sembra essere migliore rispetto al dato internazionale: il 90% riconosce il ruolo del sovrappeso/obesità, l’89% dell’ipertensione, l’88% dell’ipercolesterolemia e dell’iperglicemia. Tuttavia, percentuali importanti di malati ignorano il rischio associato all’inattività fisica, al fumo, a una dieta ricca in grassi e alla familiarità e circa la metà dei partecipanti non ha identificato come fattori di rischio cardiovascolare avere il diabete da più di 5 anni o avere oltre 65 anni di età.

La percezione da parte delle persone con diabete del proprio rischio cardiovascolare sembra essere migliore in Italia rispetto al campione complessivo, dove il 46% dei partecipanti si considera a rischio moderato/alto, contro il 36% a livello globale. Tuttavia, la percezione del proprio rischio non sembra essere commisurata alla effettiva presenza di fattori di rischio, che è risultata più elevata. Per esempio, il 73% dei partecipanti riferisce livelli elevati di glicemia, il 58% una durata del diabete di oltre 5 anni, il 56% dichiara di essere fisicamente inattivo, il 56% in sovrappeso o obeso. 



FONTE - CONFLITTO DI INTERESSI FONTE - CONFLITTO DI INTERESSI:
Italian Barometer Diabetes Observatory Foundation

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