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Paura di invecchiare? Ci pensa la genetica!

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Pubblicato il: 22-03-2002

I motivi per cui invecchiamo sono “scritti” nel nostro DNA. I ricercatori stanno studiando il nostro patrimonio genetico per tentare di regalarci qualche anno di vita in più.

Sanihelp.it - Ormai non è più un segreto: l’invecchiamento ha uno stretto legame con il nostro DNA. Lo dimostra il fatto stesso che la durata della vita è in relazione alla specie di appartenenza. Ecco perché, ad esempio, il nostro gatto non potrà mai “invecchiare” con noi; nel suo patrimonio genetico infatti “è scritto” che, mediamente, non sarà in grado di sopravvivere più di una quindicina di anni, …senza ovviamente contare le sue rimanenti sei vite!

Anche fra gli uomini esistono delle visibili variazioni della durata di vita ed in parte sembrano determinate da fattori genetici; tutti infatti siamo a conoscenza del fatto che esistano famiglie più o meno longeve.

La ricerca scientifica attualmente sta focalizzando l’attenzione sui componenti fondamentali del nostro corredo genetico: RNA e DNA.

L’industria cosmetica ad esempio sta commercializzando prodotti che contengono frammenti di RNA per tentare di “rimpiazzare” quello danneggiato dall’invecchiamento nella cute dei non più giovani.

A questo proposito tentare di rendere la propria pelle più giovane usando queste sostanze può essere un tentativo, ma, al momento, senza troppe speranze! Pare infatti che studi controllati, condotti su cellule cutanee di soggetti “over 60” trattate con frammenti di RNA, non abbiano fornito risultati positivi.

Parlando di DNA invece, le ricerche si stanno occupando di geni, e delle strutture che “compongono” i cromosomi di cui sono dotate le nostre cellule. Ad esempio è stato osservato che alcune regioni, dette telomeri, situate alle estremità di ogni cromosoma, si accorciano mano a mano che una cellula si divide. Pare che una volta avvenuto il consumo del telomero, la cellula non possa più dividersi. L’accorciamento di questa struttura sembra avere un ruolo significativo nell’invecchiamento ed è certo che la ricerca farmacologica metterà a punto delle sostanze in grado di agire a livello dei telomeri.

Lo studio dei geni invece si è rivolto in prevalenza a quelli che mutando causano malattie che portano alla morte prematura, come ad esempio i geni responsabili della malattia di Alzheimer, della corea di Huntington, della fibrosi cistica o della anemia falciforme.

In questi ultimi anni però i ricercatori si stanno soffermando sui geni in grado di regolare l’invecchiamento. Un tipico esempio ci è dato dai geni responsabili della sindrome di Werner, malattia genetica che porta i tessuti ad invecchiare precocemente.

Fino ad ora sono stati scoperti più di 60 geni che apparentemente svolgono un ruolo nell’invecchiamento e il loro numero aumenta sempre più.

La ricerca deve comunque compiere ancora molti passi prima di ottenere risultati certi e di conseguenza anche gli studi sui farmaci anti-invecchiamento non ci confortano più di tanto.

Al momento…possiamo solo confidare nella generosità del nostro gatto, chiedendogli di prestarci una delle sue numerose vite!


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Redazione Sanihelp.it

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