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Anoressia: solo l'8% è di origine mentale

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Pubblicato il: 07-08-2019

Anoressia: solo l'8% è di origine mentale © iStock

Sanihelp.it - Una mancanza di appetito patologica che non è rifiuto consapevole del cibo, ma la perdita del senso di fame, con un persistente senso di pienezza: è la definizione di malnutrizione calorico proteica della 17ma edizione del Principles of Internal Medicine di Harrison’s. Caratterizza moltissime malattie acute, croniche, oncologiche e rappresenta una costante in tutti i casi di immobilità o allettamento. Anche durante un breve ricovero la perdita di peso e massa muscolare ha conseguenze metaboliche rilevanti se non trattate.

Il 40-80% dei malati oncologici presenta qualche disturbo nutrizionale: scarso appetito, ridotto introito calorico, un insieme che produce una rapida e marcata perdita di peso. Secondo i dati epidemiologici, solo l’8% delle anoressie è di tipo mentale, il restante 92% conta patologie oncologiche per il 42%, malattie neurologiche per il 27% e cause varie nel 23% dei casi. Eppure di questo nessuno parla. 

La sindrome anoressia-cachessia in oncologia è l'evoluzione di una forte anoressia a cui si aggiungono fattori ormonali (fattore proteolico, elevati livelli di serotonina cerebrale) che non solo non aiutano l'appetito ma portano a una perdita di massa muscolare e grassa. Eppure basterebbe uno screening seguito da un percorso nutrizionale per abbassare la percentuale di persone (25%) che non supera la malattia oncologica per le cause nutrizionali.

Il problema interessa anche gli individui affetti da malattie renali: la prevalenza nelle fasi precedenti alla dialisi va dal 20 all’80% mentre durante la dialisi va dal 23 al 73% così come sottolineato al recente congresso Cardionefrology 2019. L’insieme di malnutrizione, infiammazione e ipercatabolismo (ossia l’anomala accelerazione dei processi catabolici) ha effetto a cascata con aumento delle ospedalizzazioni, mortalità e scadimento della qualità della vita. 

Il sistema di regolazione dell’appetito dipende da una complessa interazione di ormoni (come leptina, prodotta prevalentemente dal tessuto adiposo, insulina, ghrelina e colecistochinina) che raggiungono il cervello. C’è poi una stretta correlazione tra citochine pro-infiammatorie, sistema nervoso e perdita di appetito. L’anoressia, la malnutrizione proteica e la perdita di massa muscolare sono direttamente correlate a un aumento del rischio di infezioni, patologie cardiovascolari, fragilità e sintomi depressivi. 

Come verificare una condizione di anoressia? Con questionari validati che indagano sazietà, alterazione del gusto e dell’olfatto, avversione al gusto della carne, nausea, vomito. La strategia di intervento nutrizionale implica una valutazione iniziale mediante screening che definisca la gravità della malnutrizione. In funzione del grado di malnutrizione si avvierà un percorso diagnostico terapeutico nutrizionale

Per lo screening si utilizzano scale di valutazione specifiche, fin dall’esordio della malattia oncologica. Una valutazione anche sulla qualità di vita, influenzata dal peso corporeo: la perdita di peso massiva può portare a depressione, astenia, fatigue e ansia con conseguente e ulteriore diminuzione dell’appetito e dell’intake calorico. All’estero il dietary counselling (servizio di consulenza nutrizionale) ha mostrato effetti tangibili sulla qualità della vita: il follow up di un malato al quale viene consigliato come nutrirsi è più efficace della somministrazione di integratori.



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Società italiana di nutrizione clinica e metabolismo

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