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Smart working: fa davvero bene alla salute?

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Pubblicato il: 05-09-2019

Smart working: fa davvero bene alla salute? © iStock

Sanihelp.it - Si parla sempre più di smart working – il lavoro agile da casa o da remoto fondato sulla collaborazione tra persone e organizzazioni – e del suo ruolo centrale all’interno delle politiche di welfare aziendale, per favorire una miglior conciliazione tra vita privata e quella professionale. Lavorare in modo agile, da un luogo familiare, aiuta infatti a sentirsi più sereni, tranquilli e rilassati nella gestione e nell’organizzazione del lavoro, con effetti positivi sulla salute e sulla produttività.

Una postazione di lavoro in un ambiente confortevole, ridefinito secondo le proprie necessità e creatività, stimola la riflessione e favorisce la concentrazione, mentre la gestione più autonoma della to do list spinge a superare i propri limiti a vantaggio della scoperta di risorse individuali, aumenta il senso di responsabilità nel raggiungimento degli obiettivi e crea rapporti di fiducia più solidi con il team di lavoro. «Tutto questo genera motivazione, autostima e senso di autoefficacia, con un conseguente aumento del benessere psicologico e dell’energia vitale», spiega la dottoressa Monica Pesenti, intervistata da MioDottore, piattaforma di prenotazione online di visite mediche.

Poter ottimizzare il proprio tempo e conciliare in modo efficiente gli impegni personali e quelli lavorativi è importante. Per esempio, eliminare il tragitto casa-lavoro, in molti casi fonte di stress e nervosismo, consente di dedicare una parte consistente della propria giornata ad attività utili per rigenerarsi non solo a livello mentale, ma anche emotivo e fisico. Trovarsi già tra le mura domestiche permette di organizzare con più calma la routine e l’organizzazione familiare, soprattutto per chi è genitore.

La psicologa ricorda che spesso i nuovi strumenti tecnologici, se da un lato agevolano chi lavora da remoto, dall’altro assottigliano il confine tra vita privata e vita lavorativa: si tende a essere sempre raggiungibili e disponibili e questo può creare o aumentare i conflitti all’interno del nucleo familiare. Restare connessi troppo a lungo espone anche a rischi per la propria salute psichica, che può essere compromessa a causa dello svilupparsi della dipendenza tecnologica o burnout, lo stress provato al lavoro che determina un logorio psicofisico ed emotivo. Il segreto è cercare di non sovrapporre il tempo di prestazione lavorativa con quello personale e predisporre la postazione di lavoro con supporti necessari allo svolgimento dell’incarico senza dover usare dispositivi elettronici personali, talvolta fonte di distrazione e irritabilità.

Come illustra la dottoressa Pesenti, può accadere che si creino interferenze e situazioni di disagio dovute dalla condivisione di spazi con altri componenti della famiglia o animali domestici, fattori che non aiutano la concentrazione e creano ulteriore stress. Per questo, quando si lavora da casa, è importante dare ai familiari più informazioni possibili sulla struttura del lavoro che si deve svolgere, descrivere le esigenze e le emozioni che si provano quando si viene disturbati e stabilire nuove norme condivise nella quotidianità. È bene rispettare il più possibile i tempi che scandiscono vita lavorativa e familiare per non alimentare screzi, anche creare un luogo di lavoro lontano dalle parti comuni può aiutare, così come scandire l’orario giornaliero con un inizio e una fine, con pause a intervalli regolari (10 minuti ogni due ore) e attività rigeneranti a fine giornata. 

L’osteopata e massofisioterapista modenese di MioDottore, Tommaso Sarti, concorda sugli aspetti positivi dello smart working. L’assenza di vincoli orari o spaziali porta a un aumento delle energie del lavoratore, ripercuotendosi sulla sua produttività in modo positivo. Lavorare da casa consente di dormire di più ed essere più riposati.  Tuttavia, esistono alcuni rischi per il corpo, uno dei principali è la tendenza ad assumere posture errate, sedendosi scomposti su divani e poltrone. In questi casi, la colonna vertebrale assume forme che alterano il portamento, sovraccaricando alcune articolazioni e cambiando lo stato di tensione della muscolatura, con possibili disturbi muscolo-scheletrici. La posizione seduta grava sulla colonna molto più che la stazione eretta e si può andare incontro a contratture muscolari, protrusioni o ernie discali che, se sottovalutate, rischiano di cronicizzare.



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