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Non esiste un gene dell'omosessualità

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Pubblicato il: 10-09-2019

Il comportamento sessuale umano è determinato da un complesso mix di fattori ambientali e genetici e i geni che danno un contributo sono migliaia. A rivelarlo il più ampio studio genetico sul tema.


Non esiste un gene dell'omosessualità © iStock

Sanihelp.it - Non si può prevedere il comportamento sessuale di una persona solo a partire dal suo DNA. È questo forse il risultato principale emerso dal più ampio studio mirato a comprendere le basi genetiche del comportamento sessuale umano, realizzato da un consorzio internazionale di ricerca coordinato dall'italiano Andrea Ganna del Broad Institute di Mit e Harvard, negli Stati Uniti, i cui risultati sono stati pubblicati recentemente sulla rivista scientifica Science.

«Studi precedenti avevano suggerito la presenza di segnali genetici forti che potessero far prevedere il comportamento sessuale: uno dei più noti puntava al cromosoma X, ma nel nostro studio, con un campione 100 volte più grande, abbiamo dimostrato che non è così» ha confermato lo stesso Ganna all'ANSA. Lo studio in questione ha esaminato i dati genetici di circa  500 mila persone presenti in due grandi banche dati genetiche: la britannica UK Biobank e la statunitense 23andMe. I ricercatori hanno fatto uno screening di tutto il genoma, analizzando il Dna di ogni individuo ed esaminando milioni di marcatori genetici. L’obiettivo era quello di individuare eventuali associazioni tra varianti genetiche e il comportamento sessuale che le persone studiate avevano dichiarato in un questionario.

Sono così emerse cinque varianti genetiche legate in modo statisticamente significativo all'omosessualità, ma, come ha evidenziato Ganna: «Messe tutte insieme le cinque varianti che abbiamo trovato spiegano meno dell'1% della variabilità nel comportamento sessuale. È probabile che esistano migliaia di altri geni legati in qualche modo al comportamento sessuale, anche se stimiamo che potrebbero contribuire al massimo per il 25% a questo tratto molto complesso, che dal punto di vista genetico rientra nella normale variabilità umana». Tradotto: in generale essere portatori di queste varianti non significa essere più predisposti a sviluppare il comportamento omosessuale. Altri geni sono probabilmente coinvolti e oltre alla genetica incidono anche fattori ambientali e sociali.

Aver individuato queste varianti potrà comunque aiutare ad approfondire le conoscenze sulle basi biologiche del comportamento sessuale. Per ora sono solo ipotesi, ma: «sappiamo che una di queste varianti si trova in una regione del Dna che esprime recettori per l'olfatto, mentre un'altra è associata alla calvizie maschile e probabilmente alla regolazione ormonale» ha concluso Ganna.



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Ansa

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