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Un nuovo candidato farmaco per la leishmaniosi

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Pubblicato il: 01-10-2019

Un nuovo candidato farmaco per la leishmaniosi © iStock

Sanihelp.it - Un team internazionale di ricercatori, coordinato dalla prof.ssa Maria Paola Costi del Dipartimento di Scienze della Vita di Unimore, ha individuato un farmaco rivelatosi efficace contro la Leishmaniosi, malattia molto diffusa tra i cani, che colpisce anche l’uomo.

La Leishmaniosi è causata da protozoi parassiti appartenenti a oltre 20 specie di Leishmania. Le persone si infettano attraverso le punture di flebotomi (o pappataci) femmine.

Ci sono tre principali forme di Leishmaniosi: cutanea, viscerale o kala-azar, mucocutanea.

La più comune è la forma cutanea, che provoca ulcere sulle parti esposte del corpo, causando cicatrici permanenti anche deturpanti, che possono avere come conseguenza stigma e in alcuni casi disabilità.

La forma più grave però è rappresentata dalla leishmaniosi viscerale o kala-azar. 

La malattia, fatale se non trattata, colpisce gli organi vitali del corpo ed è caratterizzata da periodi irregolari di febbre, perdita di peso, ingrandimento della milza e del fegato, anemia.

La forma più distruttiva è la leishmaniosi mucocutanea, che provoca la mutilazione totale o parziale delle mucose del naso, della bocca e della gola.

Ogni anno si stima che si verifichino in tutto il mondo fra 700.000 e 1.000.000 di nuovi casi di leishmaniosi e circa 26.000-65.000 decessi.

L’infezione può tuttavia presentarsi in forma asintomatica.

La leishmaniosi colpisce molti paesi nelle regioni tropicali e subtropicali dell’Africa, dell’America centrale e del Sud America, dell’Asia e della regione del Mediterraneo.

In Europa le due principali forme di malattia (leishmaniosi viscerale e leishmaniosi cutanea) sono endemiche in un’ampia area geografica: l’unico agente eziologico autoctono della leishmaniosi viscerale è Leishmania infantum.

In Italia sia la leishmaniosi viscerale che la leishmaniosi cutanea sono endemiche in alcune aree del nostro paese e sono causate da Leishmania infantum.

Le categorie più a rischio sono i pazienti affetti da AIDS, i pazienti oncologici, anche pediatrici, i pazienti con trapianti di fegato infetto.

«NMT-A02, testato in tutte le specie – spiega la prof. ssa Maria Paola Costi di Unimore - ha dimostrato tossicità inferiore al farmaco attualmente usato, il Milteforan. In particolare, il trial sui cani ha dimostrato il superamento dei segni clinici dell’infezione. I cani sono in buone condizioni e con test diganostico negative, perciò sono stati dati in adozione dopo l’approvazione degli enti preposti».

Durante il 2018 e 2019, è stato svolto il follow-up durante il quale i cani sono stati sottoposti regolarmente ad esami ematologici e immunologici.

Oggi, due anni dopo il trattamento iniziale, i cani del trial sono in buone condizioni fisiche, non hanno più manifestato la malattia a differenza dei cani trattati con il Milteforan.

Va ricordato che ci sono 2.5 milioni di cani infetti da Leishmaniosi in Europa su un totale di 84 milioni.

L’uomo viene a sua volta infettato dallo stesso insetto e può invece essere curato anche se i farmaci sono pochi, con effetti collaterali importanti e sviluppano resistenza.



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Unimore

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