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La genetica, da sola, non ha un peso così rilevante

Il peso della genetica sulle cardiopatie

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Pubblicato il: 08-10-2019

Il peso della genetica sulle cardiopatie © iStock

Sanihelp.it - Un nuovo studio, recentemente presentato al meeting dell'European Society of Cardiology del mese scorso e coordinato da Joao Sousa del portoghese Funchal Hospital, pone in una nuova e interessante relazione l'impatto dei fattori di rischio (le abitudini di vita) con lo sviluppo di cardiopatie in presenza di specifici fattori genetici.

Lo studio ha coinvolto un migliaio di persone al di sotto dei 50 anni, metà delle quali affette da una coronaropatia (CAD, Coronary Artery Disease): 87% uomini, età media 45 anni; mentre l’altra metà costituiva il gruppo di controllo costituito da soggetti sani: età media 44 anni, 86% uomini. La ricerca clinica ha preso in esame cinque fattori di rischio modificabili: inattività fisica, fumo, ipertensione, diabete e colesterolo alto. Il 73% dei pazienti malati presentava almeno tre dei cinque fattori, contro solo il 31% dei volontari sani. In entrambi i gruppi, la probabilità di soffrire di coronaropatia cresceva esponenzialmente con ogni fattore di rischio: se un paziente presentava uno, due o tre fattori, il rischio di CAD era rispettivamente di tre, sette e ventiquattro volte superiore.

Dopo aver isolato - per tutti i partecipanti - i marcatori genetici correlati a quelle patologie, gli scienziati hanno poi elaborato una sorta di scala per misurare la tendenza a sviluppare cardiopatie, contenente 33 varianti. Il punteggio medio era più alto nei pazienti malati rispetto a quelli del gruppo di controllo, com'era facile immaginare. Ma ciò che di sorprendente è emerso è il fatto che l'importanza della genetica nello sviluppo di coronaropatie sia inversamente proporzionale ai fattori modificabili: in altre parole, più aumentano i fattori di rischio (stili di vita), meno la genetica incide nell'insorgere della malattia. Sostanzialmente i dati mostrano che in pazienti con due o più fattori di rischio, la genetica gioca un ruolo meno decisivo nello sviluppo di cardiopatie: in altre parole la genetica, da sola, non rende queste malattie inevitabile.



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