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Il basilico? Cresce anche in fondo al mare

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Pubblicato il: 06-11-2019

Il basilico? Cresce anche in fondo al mare © iStock

Sanihelp.it - Un team di ricercatori dell’Università di Pisa ha avuto il compito di valutare la risposta delle piante alla coltivazione in posti quanto meno inpensati, come i fondali marini.

L’ Ateneo pisano è infatti uno dei partner scientifici dell’Orto di Nemo, un progetto partito nel 2012 e promosso da Mestel Safety del gruppo Ocean Reef, una società che si occupa di strumentazioni subacquee, con l’obiettivo di realizzare un sistema alternativo di agricoltura per aree in cui le condizioni economiche o ambientali rendono difficile la crescita di specie vegetali a livello del suolo.

Ed ecco quindi che per questo progetto si è andati a coltivare il basilico in biosfere di metacrilato di alcuni metri di diametro immerse nel mare tra i 6 e i 10 metri di profondità di fronte a Noli, al largo delle coste liguri.

Queste serre sottomarine sono una sorta di mongolfiere trasparenti dove possono crescere, su mensole posizionate all’interno, dalle 65 alle 95 piantine di basilico.

Riempite di aria, che essendo più leggera si posiziona nella parte superiore spingendo l’acqua sotto, sono strutture ecologiche che non inquinano e non danneggiano il mare, e sono autosostenibili.

Si alimentano infatti con energia rinnovabile e per quanto riguarda l’irrigazione utilizzano  l’acqua marina che distilla dalle pareti e gocciola sulle piante.

Le analisi sul basilico così coltivato, sono state condotte nei laboratori dei Dipartimenti di Farmacia e Scienze Agrarie, Alimentari e Agroambientali dell'Università di Pisa e hanno evidenziato come  il basilico cresciuto nelle biosfere è più ricco di sostanze antiossidanti (polifenoli) e di pigmenti fotosintetici (clorofille e carotenoidi) per catturare meglio la minor luce che riceve rispetto a quello terrestre.

È inoltre più ricco di metil eugenolo, l’aroma volatile caratteristico del basilico genovese, rispetto a quello tradizionale che cresce sulla terraferma.

Dal punto di vista dell’aspetto non sono emerse differenze morfologiche al microscopio a scansione.



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Università di Pisa

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